
Lo abbiamo letto ieri mattina, all’improvviso, sui siti d’informazione nazionali e locali e su quelli delle principali agenzie di stampa italiane. Un altro giovane di Napoli, anzi giovanissimo, dell’età di 15 anni, ha perso la vita durante la notte tra mercoledì e giovedì: si tratta di Emanuele Tufano, ucciso a colpi di pistola a seguito di una sparatoria avvenuta tra via Carminiello al Mercato e corso Umberto I. Un’altra vittima, l’ennesima, di baby criminalità e violenza dagli ultimi mesi a questa parte nel capoluogo campano. Gli investigatori della squadra mobile di Napoli stanno indagando ma, secondo quanto si legge online, l’omicidio sarebbe avvenuto dopo un lungo inseguimento, visto che sul luogo dell’accaduto gli agenti della Polizia di Stato hanno rinvenuto auto, vetrine di attività commerciali e un cassonetto della spazzatura danneggiati da proiettili. L’episodio è avvenuto alcuni giorni dopo un altro assassinio che ha suscitato tanto scalpore e preoccupazione, cioè quello di Gennaro Ramondino, ucciso da un amico d’infanzia di soli 16 anni, il quale – è quello che ha dichiarato il giovanissimo – lo avrebbe fatto perché “me l’hanno detto i grandi”. Questi ultimi due casi sono la prova del fatto che, nonostante l’ultimo periodo florido dal punto di vista turistico, Napoli resta una città pericolosa.
Napoli è una citta meravigliosa, senza ombra di dubbio. Lo è per i suoi abitanti, ma anche per turisti italiani ed esteri che ogni anno aumentano sempre di più, scegliendo la capitale del sole e del mare per trascorrere parte delle loro vacanze, sia in estate che in inverno. È un dato di fatto, soprattutto dopo i successi che hanno interessato e investito recentemente il capoluogo in diversi settori, dallo sport alla cultura, fino ad arrivare al cinema e allo spettacolo. C’è un sogno racchiuso nei cuori di tutti i napoletani e di chi ama la città, una schiera di cui fa parte anche colui che scrive questo articolo: la speranza è che essa conservi l’aura quasi sacrale e magica che è riuscita a conquistare nell’ultimo decennio, diventando una delle di maggiore attrazione per chi arriva in Italia, spesso anche prima di Roma o Milano.
D’altro canto, però, non si può non ignorare il fatto che Napoli rimanga una città pericolosa e che possieda un indice non alto di sicurezza: dopotutto, come si può ritenere sicuro un posto dove è possibile sentire esplodere colpi di pistola o vedere a terra morti insanguinati? È quello che è successo ai passanti di ieri notte sul luogo del delitto. Inoltre, una città sicura non avrebbe bisogno ripetutamente di incontri e comitati per l’ordine pubblico e la sicurezza. E invece il Prefetto del capoluogo campano, Michele di Bari, ne ha convocato uno per il pomeriggio di ieri, che si è tenuto anche alla presenza del sindaco Gaetano Manfredi e dei rappresentanti dell’Autorità Giudiziaria.
Da quanto emerso fino ad ora, l’omicidio di Emanuele sembrerebbe essere maturato nel bel mezzo di uno scontro a fuoco tra bande rivali di giovanissimi, che non di rado riescono a mettere le mani su armi da sparo. Sull’argomento mesi fa Informare ha pubblicato un articolo di denuncia proprio sulla facilità per un giovane, anche minorenne, di accedere molto facilmente a pistole o armi simili. Ed è qui che entra in gioco la criminalità organizzata. Non sappiamo ancora se la camorra abbia avuto a che fare con l’uccisione di ieri; certo è che il suo ruolo è stato fondamentale nell’omicidio di pochi giorni fa di Gennaro, essendone stata il mandante. Il giovane assassino, P.I., di 16 anni, ha confessato: “Me l’hanno detto i grandi di farlo”. Quasi come se l’atto costituisse una sorta di battesimo del fuoco per entrare a far parte di qualche clan o gruppo della malavita. Così la camorra influisce enormemente sul percorso di crescita dei giovani sui quali conta e sulla città. È parte oscura e nascosta di cui spesso i turisti non sono a conoscenza, a differenza di noi autoctoni.
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