

Superato l’identikit del vero insegnante, considerato come un vero eroe perché costretto, come i tonni, ad andare controcorrente facendo la differenza per poter trasmettere l’amore e la passione per il sapere, il testo analizza con attenzione cosa la scuola di oggi è diventata, com’è considerata e pone in risalto il divario tutt’altro che positivo tra il passato e il presente.
Definita “scuola-azienda”, essa punta l’attenzione all’adempimento estenuante e infinito di pratiche burocratiche a discapito di un sapere che dovrebbe far maturare l’individuo, offrirgli i mezzi per maturare, affinare una sensibilità e una conoscenza per uno stile di vita capace di costruire e progettare in modo solidale e maturo.
A un tale aggravio si è unito un altro drammatico fattore: l’indebolimento del ruolo della famiglia, realtà che da oltre dieci anni ha abdicato a questo ruolo. Gli stessi genitori degli alunni, che in passato formavano una sinergia perfetta con gli insegnanti per un unico scopo comune, oggi, non fanno altro che invadere gli spazi riservati ai docenti, polemizzare su scelte attuate, ovattare i propri figli e minimizzare il senso del dovere e della responsabilità che a loro è richiesto. I figli sono ormai diventate delle piccole divinità da adorare in nome di una modernità che, facendosi beffe della libertà individuale attraverso la maschera dell’illusione, crea dei veri e propri mostri. Lì dove una famiglia non aiuta i propri figli a riconoscere l’autorevolezza di chi è a loro disposizione per trasmettere un sapere e una passione, regna il caos a cui succede, in breve tempo, la morte.
L’autrice, in questa appassionante lettera, non ricusa di aprire il suo cuore raccontando al lettore la propria esperienza personale come studentessa, del suo carattere e della sua passione allo studio. E, mediante la parabola della propria esperienza, porta alla luce la carenza della realtà umana che nella scuola sembra regnare sovrana. La mancanza di umanità, denunciata come mancanza di attenzione all’altro, è solo l’inizio di una china sdrucciolevole che conduce a un baratro senza più fondo. Un luogo dove vite giovani si incontrano e si confrontano, non può accantonare la bellezza di un cammino in cui entra in gioco anche l’anima. E’ essa, infatti, che fornisce i mezzi perché l’istruzione non sia un vuoto bagaglio di nozioni, ma lo scudo che ripara dal cattivo gusto e dal non senso. Una realtà umana fatta di anima, quella stessa che può – come la Tamaro afferma – “renderci capaci di intraprendere strade che la via della razionalità non avrebbe mai immaginato possibili”, è una realtà che non si perde e che non fa perdere. E che consente di attuare un coraggioso rifiuto all’omologazione, malattia assai diffusa, oggi nel mondo giovanile.
Una realtà che sostituisce al placido adempimento del dovere la persona e la sua storia.
di Francesco Cuciniello
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