
Caserta è una città di sport: siamo ancora tutti entusiasti per la promozione in A2 di basket della JuveCaserta e riponiamo tante aspettative per la costruzione del nuovo stadio che potrebbe portare la Casertana a raggiungere importanti obiettivi. Ma dobbiamo anche interessarci a quello che sta succedendo al campo di baseball in località San Clemente.
Quest’ultima è una borgata cresciuta ai margini della città, dove per molti residenti il panorama quotidiano è segnato soprattutto dalla presenza del cementificio e delle cave. Lo stadio della Reggia Caserta Baseball ha rappresentato per decenni un punto di aggregazione, un presidio sociale e un luogo dove centinaia di ragazzi hanno trovato una strada alternativa fatta di sport, disciplina e comunità.
Oggi l’impianto sportivo è fermo, bloccato in una matassa amministrativa iniziata paradossalmente con l’apertura del cantiere PNRR nel maggio 2024.
Il progetto “Lavori PNRR – M5C2.3I3.1 Sport e Inclusione – Cluster 2 – Lavori di riqualificazione, adeguamento e rigenerazione dell’impianto sportivo polivalente outdoor di San Clemente” da 500mila euro prevedeva la realizzazione di importanti interventi per rendere la struttura più moderna e funzionale, adeguata ad ospitare competizioni di livello nazionale e internazionale: revisione della tribuna da 1.500 posti a sedere, impianto fotovoltaico sul tetto, ripristino degli impianti, rifacimento dei servizi igienici, ritinteggiatura, nuovi pannelli segnapunti, sistemazione delle recinzioni, dei cancelli e di tutte le opere in ferro, rimessa in funzione dell’impianto di irrigazione e altri interventi di sicurezza per i giocatori in campo.
Noi di Informare abbiamo incontrato il Presidente Mimmo Rotili e l’allenatore Pedro Daniel Perez Lopez per capire come sono andate le cose.

A distanza di tempo dall’avvio dei lavori, la fotografia del campo raccontata dalla società è quella di un cantiere sospeso: materiali abbandonati, detriti accumulati, interventi incompleti e problemi che, secondo il presidente Rotili, non sarebbero stati risolti ma aggravati.
Dei 500mila euro una parte sarebbe stata spesa, ma il risultato visibile non corrisponderebbe alle aspettative. «Sembra quasi che questi lavori sarebbe stato meglio non farli» è la sintesi amara di Rotili.

Tra le contestazioni della società ci sono infiltrazioni nella tribuna, interventi considerati non adeguati sulla copertura e sugli spalti e opere previste ma non realizzate, come alcune sistemazioni del campo e degli spazi di servizio.
Alcune operazioni non eseguite previste nel progetto sono ricadute sulla società e sulle volenterose famiglie dei ragazzi che frequentano il campo. Ad oggi circa il 40% dei lavori previsti è stato realizzato (male). Una parte del finanziamento, 50mila euro, è stata distratta per la variante progettuale di un altro progetto PNRR, quello del Buco della 167 nei pressi del Parco degli Aranci che è stato definanziato.
Sono circa settanta i giovani che aspettano di poter tornare stabilmente sul campo di San Clemente. Bambini, adolescenti e ragazzi che vedono nella ASD un punto di riferimento sportivo e sociale.
Nel frattempo, il diamante resta lì, circondato dai ricordi di una stagione gloriosa e dalle macerie di un presente difficile. San Clemente sarebbe dovuto diventare il simbolo della rinascita di un impianto storico, senza considerare anche la Villa di San Clemente, dove si pensava addirittura ad una pista di pattinaggio con i fondi PICS. Nulla di tutto ciò è stato fatto, almeno ad oggi.
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