
Il 10 giugno del 1924 Giacomo Matteotti fu rapito da una squadraccia fascista capeggiata da Amerigo Dumini. L’omicidio che ne seguì aprì la strada al definivo consolidamento della dittatura fascista.
Nato nei pressi di Rovigo, Matteotti si avvicina alla politica poco prima dello scoppio della Grande Guerra di cui sarà fervente oppositore. Ed infatti proprio a causa delle sue posizioni antimilitariste sarà allontanato dal suo Veneto e spedito in esilio nei pressi di Messina.
Eletto per la prima volta deputato nel 1919 tra le fila del Partito Socialista Unitario, la sua attività politica si basò sull’approfondimento delle tematiche economiche ed amministrative.
In particolare, nei suoi 106 discorsi parlamentari, denunciò le enormi diseguaglianze che attraversavano l’Italia del primo dopoguerra. Sostenne quindi con forza la necessità di una riforma fiscale che favorisse la progressività tra i contribuenti e fu un sostenitore di una maggiore autonomia fiscale dei comuni.
Ma i suoi discorsi più infervorati sono realizzati a difesa dello Stato di diritto contro le violenze e i soprusi fascisti. Tra il 1921 e il 1922 la sempre più accentuata crisi dello Stato liberale favorì un inevitabile rafforzamento dello squadrismo fascista. Ed è proprio in questo contesto che inizia la sua attività di denuncia delle spedizioni punitive contro i militanti socialisti o le sedi di organizzazioni operaie, nelle città e nelle campagne. Alla Camera inoltre il deputato socialista sollevò dubbi sulla legittimità della ‘Convenzione Sinclair’ che concedeva alla omonima compagnia americana lo sfruttamento in un regime di monopolio dei giacimenti petroliferi italiani, accusando il governo fascista di aver intascato tangenti dalla stessa compagnia.
In vista poi delle elezioni politiche del 1924, Matteotti pubblicò il saggio Un anno di dominazione fascista, con l’obiettivo di smontare i successi decantati dal governo. Le elezioni ,che si svolsero con la legge elettorale Acerbo, si caratterizzarono per un clima di intimidazioni e violenze nei confronti dei candidati antifascisti. Matteotti denunciò l’impunità nei confronti degli squadristi e i numerosi brogli nel corso della prima seduta della nuova Camera, il 30 maggio 1924. Il deputato undici giorni dopo, il 10 giugno, fu dunque sequestrato e assassinato da 5 fascisti capitanati da Amerigo Dumini. Il suo corpo riemerse nella macchia della Quartarella il 16 agosto del 1924.
Nei giorni che seguirono la scomparsa dell’onorevole arrivarono le dimissioni di alcuni membri del governo fascista. Inoltre il Ministero dell’interno decise di spostare il processo a Chieti per ragione di ordine pubblico.
Poi il 3 gennaio 1925 Benito Mussolini si assunse la «responsabilità politica, morale e storica» dell’omicidio, sancendo così la definitiva svolta autoritaria del regime con la successiva approvazione delle ‘leggi fascistissime‘.
Al volgere di quel 1925 infatti, quando il fascismo si fa dittatura, cadranno gli ultimi due principali oppositori del regime: Pietro Gobetti e Giovanni Amendola. Entrambi rappresentanti dell’antifascismo liberale, fondatori de Il Mondo e de La Rivoluzione liberale moriranno per le conseguenze di aggressioni sempre da parte di squadre fasciste.
Ricordarli significa pertanto difendere gli ideali liberaldemocratici in cui credevano, in un’epoca di arretramento democratico e di pericolose involuzioni autocratiche che fanno breccia negli strati della società in cui la democrazia non ha attecchito del tutto. Secondo infatti lo studio ‘Democraty report 2026‘ la regressione democratica ha riportato la qualità della democrazia ai livelli della fine degli anni Settanta, cancellando gran parte dei progressi registrati durante la “terza ondata di democratizzazione” iniziata negli anni Settanta.
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