«Probabilmente la nomina al ministero dell’Ambiente è stata determinata anche da questo mio datato interesse per l’inquinamento ambientale; a fine 2020 inoltre, sono stato inserito in un team di esperti a supporto del viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, per la stesura del Recovery Fund. Abbiamo realizzato un programma volto ad identificare aree a rischio, individuare le dosi massime di inquinanti tollerate dall’organismo, individuare biomarcatori specifici, migliorare il sistema sanitario ed attuare tutti i tipi di prevenzione necessaria per tutelare la salute. Per fare ciò sarà necessario studiare non solo le persone ma anche l’aria, il suolo, l’acqua, la catena alimentare e, proprio per questo, sarà necessaria la collaborazione di più istituzioni. Fino ad oggi, ho dovuto affrontare delle vere e proprie battaglie per denunciare la situazione campana, principalmente riguardo le aree ormai tristemente note come “Terra dei Fuochi” e, solo da qualche giorno,le mie ricerche sono state confermate dalla pubblicazione del report della Procura di Napoli nord in collaborazione con l’ISS».

«Nel 2020 con il mio team di esperti abbiamo pubblicato un lavoro su una rivista scientifica internazionale, uno screening atto a dosare i livelli ematici di metalli pesanti su una coorte di 95 pazienti oncologici residenti in Campania, osservando alti livelli di concentrazione ematica di metalli pesanti in alcuni comuni, come Pianura, Giugliano, Qualiano e Castel Volturno. Seppur ho ampiamente dichiarato i limiti di questo studio esplorativo, ho ricevuto ugualmente qualche critica. Il report stilato dalla Procura di Napoli Nord e dall’ISS conferma anni di denunce, descrive un legame tra smaltimento illecito di rifiuti e incidenza di svariate patologie, incluso il cancro. Lo studio analizza, in particolare, 38 comuni, quelli sotto la responsabilità della Procura di Napoli Nord tra cui vi è anche Giugliano. Mi inorgoglisce il fatto che il mio lavoro faccia parte dei riferimenti bibliografici utilizzati a supporto i dati ottenuti in questo report».

Inquinamento atmosferico?

«La situazione ambientale che sta vivendo il capoluogo irpino acquista una connotazione particolarmente grave, soprattutto se vogliamo analizzarla in relazione all’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Innanzitutto, è importante sottolineare che le dinamiche di insorgenza di malattie infettive, come il Covid-19, sono influenzate da un alterato equilibrio tra l’uomo ed il suo ecosistema e che, la presenza di inquinanti nell’ambiente può agire da amplificatore degli effetti negativi sulla salute umana, pertanto, in questa emergenza acquistano particolare rilevanza proprio gli sforamenti delPm10. Gli inquinanti ambientali, come il particolato fine (PM2.5 e PM10), il biossido di azoto (NO2) o l’ozono (O3), causano la contrazione dei muscoli delle vie aeree o il restringimento delle stesse compromettendo la funzionalità polmonare, rendendo la popolazione esposta cronicamente meno capace di rispondere ad eventuali insulti patogeni.».

«Ognuno di noi ha il diritto di vivere in un ambiente salubre. Sono consapevole che identificare il “nesso di causalità” tra lo sviluppo di patologie e l’inquinamento ambientale è importante per evitare rallentamenti nell’attuare opere di bonifica. Ma abbiamo poco tempo. Bisogna investire in bonifiche, programmi di screening, di prevenzione e di informazione. La politica non può più fingere di non vedere gli eco-reati che si sono perpetrati negli anni. La conoscenza delle “cause” è il primo strumento per un’adeguata strategia di controllo e la cancerogenesi da amianto rappresenta forse il più eclatante degli esempi negativi di quanto le conoscenze scientifiche siano state per lungo tempo disattese. Ormai era noto a tutti che il rischio di ammalarsi di patologie asbesto-correlate era presente in tutti i capannoni ed in tutte le fasi produttive all’interno dello stabilimento dell’ex Isochimica. Oggi a circa 30 anni di distanza continuano però a verificarsi morti sospette e malattie causate dall’inalazione delle fibre di amianto. insistere nel monitoraggio del territorio, creare finalmente un registro tumori, organizzare seriamente programmi di screening sulle popolazioni a rischio, incrementare gli studi epidemiologici sul territorio migliorando la scelta delle popolazioni di controllo quindi prevenire».