
Un San Valentino molto particolare quello vissuto in Piazza Municipio a Napoli. Migliaia di persone hanno partecipato all’iniziativa “Amore che resiste”, un corteo organizzato dai movimenti locali a sostegno degli spazi culturali, di libertà e di sostegno in molte attività della comunità. Dopo i recenti attacchi e sgomberi a molti centri in Italia, Leoncavallo e Askatasuna su tutti o ad esempio Officina 99 in Campania, molti movimenti hanno scelto di posizionarsi al fianco degli spazi che da sempre hanno offerto servizi alla comunità come doposcuola, palestre e ambulatori popolari.
Migliaia di persone si sono ritrovate lo scorso 14 febbraio a Piazza Garibaldi per il corteo “Amore che resiste”. Nonostante la pioggia battente, la partecipazione è stata massiccia. L’evento è stato voluto fortemente da Officina 99, come risposta agli attacchi subiti negli ultimi mesi, e si è svolto in un clima molto pacifico.
Il maltempo non ha scoraggiato i manifestanti. Al contrario, la folla ha animato il pomeriggio napoletano con balli e canti incessanti. Particolarmente attivo è stato lo spezzone dedicato alla Murga Los Espositos, realtà che partecipa regolarmente ai carnevali cittadini, come quello di Scampia. Il gruppo ha saputo movimentare la giornata, unendo perfettamente la dimensione della lotta e quella della musica in uno spettacolo unico. Durante il tragitto verso Piazza Municipio, il corteo ha dato spazio a numerosi interventi dei rappresentanti dei vari movimenti aderenti. Una volta giunti a destinazione, i manifestanti si sono radunati per assistere al concerto dei 99 Posse. Lo spettacolo ha concluso la giornata prima dei saluti finali.
Arrivati anche noi a Piazza Municipio, abbiamo colto l’occasione per poter ascoltare le parole di alcuni dei manifestanti. In particolare, abbiamo sentito un rappresentante del Collettivo Autorganizzato Universitario (CAU) e del centro sociale “Ex OPG Je So Pazzo” che ha dichiarato: “Oggi in migliaia siamo qui in difesa degli spazi sociali, per difendere queste esperienze che mettono un’infinità di servizi a disposizione della gente comune, della gente che la mattina va a scuola, va all’università, va a lavorare. Siamo qui per difendere quello che è un modello di società e di socialità diverso da quello che ci vogliono imporre. Cerchiamo di creare una società diversa e nonostante i tentativi di sgombero del governo Meloni e della repressione del governo Meloni, queste idee e questi pensieri che si sviluppano all’interno di queste comunità continueranno ad esistere e continueranno a rappresentare un’alternativa.”
Attraverso un lungo post sui social, hanno commentato la giornata di ieri anche i rappresentanti del centro sociale “Officina 99”, tra i principali fautori della giornata: “Non è che l’inizio. Continueremo a sostenere le singole vertenze e mobilitazioni regionali e nazionali, ma anche a farle convergere, per costruire una rete dell’opposizione sociale. Per il diritto al reddito e alla riduzione degli orari di lavoro, per il diritto all’abitare, per la difesa dell’ambiente, della salute e di tutti i servizi sociali a partire dall’istruzione pubblica.”
Il corredo del 14 febbraio arriva al culmine di un periodo molto complicato per gli spazi culturali in Italia. Le politiche messe in atto dall’attuale esecutivo hanno portato allo sgombero di importanti centri per la vita culturale delle nostre città, ma anche dei cittadini dati i vari servizi che questi offrono alle comunità. Su tutti, nell’ultimo periodo, ricordiamo il Leoncavallo a Milano e l’Askatasuna a Torino. Negli ultimi tempi, anche Officina 99 a Napoli è stato vittima di attacchi politici che hanno portato ancora una volta una parte della città partenopea a rispondere presente e a lottare in difesa dei suoi spazi, molto spesso soggetti a sfruttamento negli ultimi anni in favore del settore turistico.
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