
Non ci sono mezzi termini o espressioni diplomatiche per descrivere quanto accaduto ai cronisti di Al Jazeera.
Anas Al Sharif, Mohammed Qreiqeh, Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal e Moamen Aliwa sono stati uccisi in un raid nella loro tenda, accanto ad un ospedale.
5 colleghi che si aggiungono ai 200 uccisi durante il conflitto, ma stavolta la retorica del premier Benjamin Netanyahu ha superato ogni limite. Anas Al Sharif, autorevole voce di Al Jazeera, è stato definito “terrorista” e braccio di Hamas per l’organizzazione di attentati.
Anas era un giornalista che raccontava un genocidio che non si ferma, anzi prosegue nella folle idea di conquista dell’unico vero terrorista di questa storia: Bibi Netanyahu.
Non andrò oltre, mentre con le lacrime agli occhi e il cuore trafitto scrivo impotente l’ennesimo articolo su un collega morto a Gaza.
Noi di Informare abbiamo conosciuto la redazione di Al Jazeera mentre era a Castel Volturno, intenta a girare un documentario meraviglioso sul TamTam Basket.
La professionalità dei colleghi e l’apertura a noi cronisti locali è stata la testimonianza di un approccio umano, mai spocchioso o altezzoso. Al Jazeera è una delle emittenti di straordinaria importanza per la conoscenza approfondita dei fatti che coinvolgono il mondo arabo.
Il raid mirato alla troupe è un atto terroristico che ci piega in due, ma che crea un effetto opposto rispetto a quello atteso da Bibi.
Ci sprona fare il nostro mestiere con maggior dedizione e integrità. Il sacrificio, la grinta e la dedizione di Anas ora illumina le menti di chi non lo conosceva. Nessun cronista morirà mai invano finché ce ne sarà un altro a piangere e incazzarsi della notizia.
205 martiri ci hanno reso solo più determinati a non cercare alcun compromesso col genocidio e i suoi fautori (anche quelli omertosi).
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