
Il disegno di legge sulla sicurezza del Governo Meloni, contestato in Senato, è stato tramutato frettolosamente in decreto-legge. Scelta affrettata che anche l’ONU contesta il DL Sicurezza.
Dovremmo porci delle domande se anche l’ONU contesta il DL Sicurezza, soprattutto se non è la prima volta che esprime il suo dissenso.
Lo scorso 19 dicembre 2024, sei relatori delle Nazioni Unite avevano scritto una lettera al Governo italiano, in cui affermavano che, alcune disposizioni dell’allora disegno di legge, ledevano alcuni diritti umani. In particolare ledevano alcuni articoli del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici del 1996. In particolare l’articolo 9 (diritto alla libertà e alla sicurezza della persona e divieto di detenzioni arbitrarie); l’articolo 12 (diritto alla libertà di movimento); articolo 14 (diritto a un equo processo); articolo 17 (diritto alla riservatezza); articolo 19 (diritto alla libertà di espressione e di opinione senza essere molestato); articolo 21 (libertà di riunione pacifica); articolo 22 (libertà di associazione).
Dopo l’approvazione del Decreto-Legge ecco che l’ONU si fa nuovamente. e giustamente, sentire. Anche perché, nonostante ci siano delle leggere modifiche tra il disegno di legge e il DL Sicurezza, quest’ultimo continua a violare alcuni di questi articoli, divenendo incostituzionale. L’ONU chiede l’abrogazione del DL Sicurezza, temendo che possa anche creare delle forme di discriminazione a gruppi specifici di minoranze razziali o etniche.
Lo scorso 4 aprile, il Consiglio dei Ministri ha emanato il nuovo Decreto-Legge Sicurezza, dopo la firma del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. I partiti di opposizione e il popolo hanno già criticato e continuano a criticare il decreto, definendolo fin troppo autoritario. Le nuove norme del decreto mirano alla tutela per agenti di polizia giudiziaria o pubblica sicurezza e militari. È introdotta un’aggravante per minaccia, violazione o resistenza a pubblico ufficiale, con multe e pene detentive che variano dalla gravità delle lesioni inflitte. Chi possiede la qualifica di agente di pubblica sicurezza ha la possibilità di acquistare e portare fuori servizio un’arma. Con la norma definita “anti Ghandi” le proteste e i blocchi stradali diventano reato, con multe e detenzione. Ogni forma di rivolta, pacifica o non, e di resistenza passiva, svolta all’interno delle carceri sarà punita. Un’altra norma nega l’importazione e la vendita della cannabis light.
Il DL Sicurezza è stato presentato come un decreto d’urgenza, anche se molti dei punti trattati non sembrano affatto presentare un’immediata fonte di pericolo. Sembra più che si voglia mettere la testa sotto la sabbia e distogliere l’attenzione su altre problematiche che riscontra il paese; problematiche come la sanità pubblica, i salari bassi e non sufficienti per il sostentamento di una famiglia, gli alti tassi di disoccupazione e la precarietà giovanile. Il DL Sicurezza risulta approvato non per proteggere e tutelare i cittadini ed eliminare la criminalità organizzata. Risulta più un pauroso tentativo di mettere a tacere un popolo che ha idee discordanti dai partiti di maggioranza. Abbiamo un Consiglio che reprime le idee e le esigenze, gridate a gran voce, dei suoi cittadini, anziché ascoltarli e trovare un accordo che rechi benessere a tutti. Che reprime in primis i pensieri delle nuove generazioni, che invece sono i più temuti e che dovrebbero essere lo specchio di un’Italia nuova. Viviamo in un paese in cui ci tappano le ali e ci cuciono la bocca con ago e filo, senza considerare se si ledano dei diritti umani. L’importante è che non rechiamo disturbo e che non siamo scomodi. L’importante è non infangare l’immagine di un’Italia rispettata, pacifica e tradizionale. Forse allora è realmente un decreto d’urgenza, poiché persiste un’urgente paura. Paura non da parte dei cittadini che continueranno a protestare a gran voce per i loro diritti, ma paura da parte del Governo che odia il dissenso.
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