
Da oltre un anno il Ministero della Salute è in ritardo sulla pubblicazione dei dati sull’interruzione volontaria di gravidanza.
È da oltre un anno che il Ministero della Salute non fornisce dati aggiornati sull’interruzione volontaria di gravidanza in Italia. Eppure, è la stessa Legge 22 maggio 1978 N.194 Norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza che ne obbliga la diffusione. Più precisamente, all’art.16 si sottoscrive che: “Entro il mese di febbraio, a partire dall’anno successivo a quello dell’entrata in vigore della presente legge, il Ministro della sanità presenta al Parlamento una relazione sull’attuazione della legge stessa e sui suoi effetti, anche in riferimento al problema della prevenzione. Le regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di gennaio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal Ministro”.
In teoria dovrebbe essere così. In pratica, soprattutto negli ultimi anni, questo termine non viene rispettato. Le relazioni sono rese disponibili con 1 o 2 anni di ritardo. Il Ministero non ha ancora reso noti i dati del 2024 e del 2025. Il testo del Ministero, contenente i dati di tutte le Regioni, risulta anche pronto, ma non pubblicato.
Gli ultimi dati pubblicati dal Ministero della Salute riguardo l’IVG risalgono al 2022. Fortunatamente, alcune associazioni e la campagna “Mai Dati” hanno reso note le relazioni del 2023 e del 2024 e continuano a lottare per ribadirne l’importanza e l’utilità. Secondo l’ISS, nel 2023 si sono registrati 26.039 aborti chirurgici e 38.871 aborti farmacologici. Nel 2024 si è registrato una diminuzione di aborti chirurgici (22.717) e un aumento di quelli farmacologici (41.624). L’impossibilità di leggere dati, o di doverli cercare con difficoltà, è grave.
C’è bisogno che le donne siano tutelate, che sappiano in quale presidio ospedaliero rivolgersi e che si sentano al sicuro e non giudicate. Questa sicurezza non può essere percepita se non si ha un monitoraggio dell’ivg in Italia che già di per sè, ribadendo, è superficiale. I dati sono aggregati per media regionale, non contenendo informazioni o una mappatura su quali ospedali praticano l’ivg e quali no; in quali ci sia “l’obiezione di struttura“, in cui sono presenti medici obiettori di coscienza e in cui non è attuabile la 194. L’interruzione volontaria di gravidanza deve essere effettuata in maniera sicura; eppure, molte donne sono costrette a spostarsi in un’altra regione per poterla praticare o subiscono pressioni da parte dello stesso personale sanitario. Ma allora ci chiediamo: “Nonostante la presenza della legge 194/1978, noi donne siamo realmente libere di scegliere?”.
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