
Quando un campano pensa a un anfiteatro, ricorda solo il Colosseo? L’Anfiteatro Campano è un monumento davvero importante del panorama artistico della regione e, in generale, del mondo romano: secondo per dimensioni solo al Colosseo, esso fu edificato nel I secolo d.C. e no, non vi combatté Spartaco, poiché il gladiatore rivoltoso in realtà agì in un anfiteatro precedente a quello visibile oggi, i cui resti sono presenti nel sito archeologico dell’Anfiteatro Campano.
Direttamente a Santa Maria Capua Vetere, avendo come sfondo l’imponente arena, abbiamo avuto modo di intervistare la Direttrice dell’Anfiteatro Campano, la dottoressa Ida Gennarelli, parlando di valorizzazione, comunità e UNESCO.
«Lungo i miei 7 anni di direzione – afferma la dottoressa – mi sono adoperata soprattutto per la conservazione della monumentalità, assegnata alla Direzione Regionale Musei Campania, cercando di ottenere subito i fondi per la restaurazione dell’Anfiteatro Campano. Ho trovato l’immediata disponibilità dell’allora Ministro Franceschini, il quale venne per un sopralluogo nel 2016 e si rese conto del degrado in cui versava un anfiteatro di tale importanza.
Con professionalità interne abbiamo realizzato dapprima un progetto definitivo e successivamente uno esecutivo per il restauro e la valorizzazione del sito, in associazione con la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio della Federico II e il Dipartimento di Architettura della Federico II, capeggiati dalla professoressa Renata Picone. Abbiamo ricevuto 7 milioni di euro, andati in gara durante la pandemia da Covid-19; i lavori sono iniziati nell’Aprile 2021. Le spese hanno riguardato il restauro delle strutture e la fruizione dell’intero monumento: per 20 anni alcune delle aree non sono mai state accessibili».
Nel corso del suo mandato, la Direttrice ha lavorato duramente alla riqualificazione del sito archeologico, spendendo grandi risorse ed energie, al fine di restituire alla comunità un bene di tale importanza, spesso e volentieri messo in secondo piano dalle istituzioni e, forse, dimenticato anche dagli abitanti della regione. Tanti i progetti discussi con la Dottoressa che fanno sperare in una maggiore considerazione, verso il futuro, dell’Anfiteatro Campano.

«Avremo – svela la Direttrice – un circuito, a partire sin dall’ingresso, che permetterà la visione di reperti che prima passavano in secondo piano, come l’edificio ottagonale di età imperiale o i resti delle fondamenta
dell’Anfiteatro Repubblicano, legato alle vicende di Spartaco; il percorso permetterà, anche a chi è affetto da disabilità motorie, di entrare direttamente nella platea originaria, che conserva i cippi perimetrali che dividono l’area dell’anfiteatro dall’esterno: una caratteristica rara tra i monumenti di questa
tipologia. Il percorso continuerà attraverso i portici e gli ambulacri, fino all’arena, che era inaccessibile da almeno 7 anni. Il visitatore potrà accedere anche ai sotterranei, grazie a un elevatore compatibile alla struttura del monumento».
Il visitatore, dunque, avrà la possibilità di compiere un vero e proprio viaggio all’interno dell’Anfiteatro, ammirandone l’imponenza e quegli elementi che lo rendono unico. Il progetto e la sua realizzazione sono sicuramente complessi, ma i tempi di attesa non saranno estremamente lunghi: «Noi programmiamo – afferma – di portare al termine questi lavori entro la fine dell’anno prossimo, ma stiamo valutando di aprire
anche con solo una parte degli ambienti realizzati».
Il discorso è chiaro: l’intenzione del progetto è mettere al centro lo spettatore e permettergli di vivere un’esperienza completa, immersiva, nell’anfiteatro, superando anche le barriere delle disabilità motorie, offrendo a tutti pari opportunità. A giovarne è la comunità tutta, dai grandi ai piccini, per la quale vengono organizzati sempre eventi volti ad avvicinarli e a sostenerli. Con i fondi è stato infatti possibile mettere in atto alcune idee che coinvolgessero dapprima i piccoli, per arrivare poi all’intera famiglia, come l’iniziativa della ludoteca museale: per tre anni, i bambini della fascia 3-6 anni sono stati accolti nel museo per attività ricreative e didattiche, organizzando poi visite assieme ai genitori. Successivamente a questo progetto, ne sono nati anche altri, come quello di orticoltura, in cui i partecipanti hanno appreso quali ortaggi avesse da offrire la Campania Felix e la dieta dei muscolosi gladiatori.
«La comunità – sostiene la dottoressa – ha reagito molto bene alle iniziative, sia le associazioni che il Comune. Se da una parte siamo noti come la Terra dei Fuochi, io non ho conosciuto il lato brutto della società, ma ho avuto invece la fortuna di lavorare con cittadini attivi, che hanno a cuore i propri monumenti e i propri simboli della città».
Alla base di un turismo sostenibile per il rilancio di questo territorio, ricco di criticità ma anche di opportunità, uno dei temi della valorizzazione dell’area è sicuramente l’Appia: con un progetto strategico a sviluppo culturale, Appia Day, dal 2016 il numero di visitatori e stakeholder è in costante aumento. L’Appia, o “regina viarum” per i Romani, per gli antichi rappresentò un’importantissima via di comunicazione, avvicinando i Romani al commercio e alla cultura della Magna Grecia; per noi moderni, questa lunghissima strada potrebbe ora significare l’opportunità di valorizzare tutti i monumenti ad essa collegati, tra cui proprio L’Anfiteatro Campano.
«Abbiamo avuto – dichiara la direttrice – la visita della missione UNESCO, che ha trovato un sito archeologico pronto, preparato con progetti su ogni monumento e che coinvolgessero scuole e università. In quanto referente per la Direzione Regionale Musei Campania del progetto di candidatura dell’Appia, ho partecipato al dossier per la candidatura assieme alla coordinatrice del Ministero della Cultura Angela Ferroni. Mi sento ottimista, credo che questo progetto arriverà in porto.
A giugno avremo il primo responso e nel 2026 si concluderà tutto. La nostra candidatura è un progetto ampio, da Roma a Brindisi; mi dispiace solo che, al momento, non sono coinvolte le Carceri Vecchie e la Conocchia. Dobbiamo pensare ad arrivare alla candidatura con quello che abbiamo, che è tantissimo, senza ripensamenti perché il processo è lungo e complesso».
L’ottimismo della dottoressa Gennarelli deve infondere in noi questa speranza, perché, se l’arena divenisse parte di un patrimonio UNESCO, finalmente se ne riconoscerebbe l’importanza storica e l’affluenza di turisti permetterebbe un beneficio economico importante a tutta la comunità.
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