
Il 14 marzo noi di Informare abbiamo avuto l’onore di partecipare all’inaugurazione dell’Associazione FAI-Antiracket di Chiaiano, evento a cui hanno partecipato figure illustri tra cui il procuratore di Napoli Nicola Gratteri. Abbiamo altresì avuto il piacere di conoscere il presidente della neonata Associazione Raffaele Vitale, che ha deciso di raccontarci la storia “da film” di come sia riuscito a sconfiggere un tentativo di racket, e di come le sue gesta abbiano aperto la strada ad un moto di ribellione contro la criminalità organizzata e non della zona.
Il 27 luglio del 2016, mentre conduceva come ogni giorno la sua attività commerciale sportiva, Raffaele vede avvicinarsi tre ragazzi, che in maniera intimidatoria gli dicono di versare a fine mese una cifra che si aggira sui 2000 euro, dandogli appuntamento al weekend. Raffaele dà poco peso all’accaduto, pensa a qualche innocua bravata di ragazzini innocenti. Quando però, il sabato seguente i ragazzi, in sella ad un motorino, gli rinnovano l’invito a pagare, questa volta davanti a sua nipote piccola, Raffaele intuisce che la questione è più seria del previsto, e dà appuntamento ai ragazzi da lì ad un paio d’ore nella sua struttura.
Due ore che il nostro protagonista usa per riaccompagnare sua nipote a casa, cambiare macchina e vestiti e recarsi dalle forze dell’ordine. «Non ho pensato neanche per un secondo di piegarmi al pagamento» spiega Raffaele, decidendo addirittura di sua sponte di non fermarsi solo alla denuncia ma partecipare attivamente all’arresto, agendo come esca. Recatosi all’appuntamento, si rende conto insieme ai carabinieri che il gruppo di ragazzi è riluttante a presentarsi al luogo inizialmente indicato, sintomo del fatto che c’era già un presentimento che qualcosa fosse andato storto. Viene infatti mandato un ragazzo estraneo alla questione, usato come messaggero per avvisare che l’appuntamento era stato spostato in una stradina lì vicino.
Il piano minuziosamente studiato dai carabinieri e Raffaele per l’arresto salta, e sono quindi costretti a mettersi in macchina e raggiungere il nuovo luogo in un assetto improvvisato e ai limiti del surreale: Raffaele alla guida, un carabiniere nel portabagagli e un altro sul sedile posteriore coperto da un telo mare. Arrivano i malviventi. L’imprenditore fa per consegnare la busta contenente i soldi, e parte a quel punto l’operazione: Raffaele afferra il braccio del ragazzo, dando il via libera ai carabinieri.
Nella frazione di secondo in cui ciò accade, riesce a cogliere un dettaglio che spiega a pieno la banalità del male dietro un ragazzino che sceglie la strada della malavita, notando «quello sguardo che da arrogante e sicuro di sé, era passato in un attimo ad essere quello di un agnellino destinato al macello». Il ragazzo riesce però a divincolarsi e, come se la storia non fosse già finora abbastanza cinematografica, parte un inseguimento verso l’estorsore, che dopo svariati minuti viene acciuffato proprio da Raffaele.
Ci è voluto poco affinché la storia di Raffaele facesse scalpore nella zona di Chiaiano e dintorni. Per una volta, la fuga facile di informazioni è un bene, perché la celebre avventura dell’imprenditore che si è ribellato al racket ha dato la forza ad altri colleghi di seguire il suo esempio: «dopo la mia è partita una catena di denunce nella zona. Il fenomeno ora non è ancora sconfitto ma ha molta meno intensità». Raffaele confessa anche che la recente apertura di una pizzeria adiacente alla sua Scuola Calcio non è casuale: «senza falsa modestia avrei potuto aprirla in qualsiasi altra zona blasonata di Napoli, ma ho scelto di aprirla lì per dare un ulteriore schiaffo al malaffare». Un simbolo che ora si fa ancora più vivo con la nascita dell’Associazione FAI, presieduta proprio dal nostro protagonista.
Dal 14 marzo Raffaele Vitale non è più una voce fuori dal coro nel suo quartiere. Non è più solo, ma ha alle spalle la nuova sede della FAI, che apre la sua 49esima sede proprio a Chiaiano. Luigi Ferrucci, presidente nazionale della Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane, ci ha spiegato nel concreto cosa può fare una realtà del genere.
La formazione di una delle Associazioni della Federazione non è un percorso semplice. Il presidente spiega che «per fare un’Associazione ci mettiamo più di un anno. Le dinamiche sono difficili, per ovvi motivi di sicurezza». Continua poi tessendo le lodi della incostestabile efficienza del modello FAI, che funziona ineccepibilmente da 34 anni: «l’idea tanto semplice quanto geniale è che le vittime aiutano altre vittime a denunciare. Se prima le persone che si esponevano erano isolate, pagando il loro gesto anche con il prezzo più alto, quello della vita, ora la storia ci dice che nessuno, appartentente alle nostre Associazioni, è stato mai toccato».
La FAI è quindi un modello che cerca di sovvertire il binomio tra malavita e imprenditoria, come ci spiega Raffaele a fine intervista: «il malaffare è organizzato, sono in gruppo. Noi siamo sempre stati soli e disorganizzati. Con l’Associazione non è più così, siamo anche noi un gruppo organizzato, capace di uscire allo scoperto con la stessa arroganza di chi tenta di intimidirci».
E forse un giorno il marcio che attanaglia i nostri quartieri verrà debellato, e le parole di speranza con cui Raffaele ci lascia diverranno realtà: «non possiamo abbandonare questi posti, non possiamo andarcene tutti. Io rimango qui per dimostrare che ce la possiamo fare, che ce la puoi fare».
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