
Antonio Scafuri (classe 1991) è un mosaico di influenze: la malinconia napoletana di Pino Daniele, la ribellione sociale di Enzo Avitabile, la spiritualità di Bob Marley e la poesia di De André. Cresciuto tra le strade di Napoli e i paesaggi dell’Irpinia, la sua musica è un ponte tra tradizione e sperimentazione, dove la chitarra acustica dialoga con ritmi africani e trame elettroniche.
Dopo sei singoli e collaborazioni con artisti come Foja e Clementino, nel 2024 arriva “Scusate il Ritardo“, il suo disco-manifesto: un viaggio attraverso «mancanze che non sono assenze, ma impronte». Un titolo che omaggia Troisi, ma anche una metafora del suo percorso: «Il ritardo è pigrizia, ma anche il tempo necessario per trovare certezze. Non ho perso nulla: è stato faticoso, ma era la mia strada».
Il disco, prodotto con Francesco Rastiello, è un caleidoscopio di generi: folk, world music, elettro-pop e quella cantautoratura italiana che Scafuri scolpisce con testi che sono poesie. Lassame sta’, la traccia che lui stesso indica come cuore del progetto, è una ballad essenziale, dove la chitarra e la voce ruvida raccontano un addio senza retorica.
Ma è Te vengo a cercà a rivelare l’anima dell’album: un inno alla resilienza dei legami, dove le percussioni africane si mescolano a melodie mediterranee. E poi ci sono i silenzi, quelli che Scafuri usa come pause teatrali: in Fuoco è lava (omonimo dello spettacolo sold out al Teatro Colosseo di Baiano), la musica esplode in un crescendo di fisarmonica e batteria, mentre la voce diventa un urlo contro l’oblio.
In un’era dominata da hit da 30 secondi, Scafuri sfida l’effimero con un disco che parla di «processi umanizzanti». «Credo nell’arte, sempre», dice. «Oggi forse fa più fatica a emergere, ma trova comunque la sua strada, anche se tortuosa».
La sua risposta alla domanda “Perché ascoltare un album così?” è netta: «Perché la musica non è solo intrattenimento. È memoria. È ciò che resta quando tutto sembra svanire». E Scusate il Ritardo, in effetti, è un lavoro che chiede ascolto lento: nei testi, dove le parole giocano tra dialetto e italiano; nelle arrangiature, che passano dal minimalismo acustico a spericolate incursioni elettroniche.
Oltre ai concerti (dal MEI di Faenza a Casa Sanremo), Scafuri dedica tempo alla musicoterapia per bambini. Un impegno che rivela la sua filosofia: «La musica deve curare, unire, far riflettere». E forse è questo il segreto del suo successo: la capacità di trasformare storie personali in un racconto universale, senza perdere autenticità.
Scusate il Ritardo non è un disco perfetto: qualche passaggio è ancora acerbo, qualche sperimentazione rischia di disperdersi. Ma è proprio questa imperfezione a renderlo vivo. Come dice lui: «Grido o sussurro, ma non mento». E in un mondo di perfezioni artificiali, la verità è merce rara.
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