
Quando si è in treno per arrivare a Caserta, oppure in auto prendendo la variante da Santa Maria Capua Vetere in direzione Benevento, si nota la presenza di diverse cave. Ci troviamo esattamente nella Valle di Suessola, in un territorio che comprende comuni tra il casertano e il beneventano. Un tesoro nascosto, ricco di storia, paesaggi mozzafiato e tradizioni millenarie. La notizia è questa: in questo polmone verde, fonte di attrazione turistica e dal grande valore paesaggistico, la Regione Campania ha dato l’ok all’attività estrattiva nel comune di Durazzano, in località “Fossa delle nevi”. Proprio il neoeletto sindaco del paese, Pasqualina Grasso, e quello di Santa Maria a Vico, Andrea Pirozzi, sono in prima linea per fermare la nascita della cava e quindi evitare un danno ambientale per questo territorio.
L’area estrattiva – parliamo di materiale per la produzione della calce – dovrebbe sorgere non lontanissimo dal Parco Urbano interprovinciale della Dea Diana. Un territorio che appartiene a dieci comuni e che annovera una popolazione di oltre 93 mila abitanti. Il parco rappresenta una grande opportunità di utilizzo dei fondi comunitari per la riqualificazione del territorio e di sviluppo di nuovi sistemi economici locali, legati non solo alla riqualificazione ambientale ma anche e soprattutto al sostentamento delle attività agricole e alla promozione di nuove attività sportive e agrituristiche. Ma la Regione non sembra al momento considerare questi aspetti: la cava minaccerebbe la salubrità dell’ambiente del territorio, specie se nel sito in cui dovrebbe sorgere si trova anche un maneggio. Non un maneggio qualsiasi, bensì il più grande centro equestre nell’intera Italia meridionale, dotato di una scuola di equitazione, servizi passeggiate e trekking, centro di addestramento e gare di monta all’americana.
Date queste premesse, sono in corso riunioni e incontri tra sindaci, associazioni imprenditoriali e ambientaliste per dire no alla cava. I vari rappresentanti delle istituzioni comunali e dell’associazionismo hanno rilanciato nuove azioni giuridiche e politiche per contrastare l’apertura della cava, ribadendo le azioni obsolete della Regione rispetto alle politiche ambientali degli ultimi decenni. Il primo cittadino di Santa Maria a Vico Pirozzi ci racconta che «il comparto estrattivo andrebbe a vanificare le intenzioni di preservare questo polmone verde anche attraverso l’opera del Parco Urbano. Andrebbe contro la volontà delle comunità creando uno sfregio alla natura. Credo che la politica, nel rispetto dei cittadini e della salute pubblica, debba fare un passo indietro». Anche il sindaco di Durazzano Pasqualina Grasso è intervenuto sull’argomento: «Questa è una zona nata per il turismo e per le sue strutture, per il verde e per i cittadini delle nostre comunità. Certamente non per una cava: questo ci penalizzerebbe. Tra l’altro, qui abbiamo un maneggio finanziato proprio dalla regione per tre milioni di euro. È paradossale che si voglia aprire una cava a neanche 300 metri».
Il sindaco di Durazzano tiene a considerare anche la problematica per la viabilità: salendo da Santa Maria a Vico o da Durazzano, le vie che portano al maneggio sono strette. Inoltre, non c’è attualmente alcun piano stradale per queste tratte. Per Durazzano sarebbe qualcosa di inconcepibile, dichiara il sindaco. Per non parlare degli animali, che qui trovano la loro quiete e i loro spazi, e degli alberi secolari. Con la realizzazione della cava, tutto questo andrebbe spazzato via. «Adesso dobbiamo assumere una decisione: ascoltare la volontà di questo territorio e salvaguardare l’ambiente, oppure realizzare uno scempio che va a suo danno? Questa è la scelta che deve fare regione. Noi faremo tutto il possibile per evitare che questo territorio immerso nella natura venga cancellato». La palla adesso passa a Palazzo Santa Lucia, ma nel frattempo è emersa la determinazione e la compattezza di tutti i sindaci, i quali hanno espresso la netta e unanime opposizione alla proposta di realizzazione della Cava di Durazzano.
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