
Il Comitato del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, riunito per la propria sessione annuale svoltasi quest’anno a Nuova Delhi, ha decretato che la strada consolare Appia sia inserita nel patrimonio mondiale dell’umanità. L’Italia diventa così il paese del mondo con la maggiore presenza di siti protetti dall’Unesco. Grande la soddisfazione del ministro della cultura Gennaro Sangiuliano. Per la prima volta una candidatura è promossa dal ministero della cultura.
La candidatura della via Appia a patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, fortemente voluta dal Ministero della Cultura italiano, ha avuto un iter molto veloce. La proposta, di concerto con le amministrazioni locali e gli enti culturali dei territori, risale al mese di gennaio del 2023. Hanno lavorato al progetto gli enti locali toccati dalla via Appia: le regioni Lazio, Campania, Basilicata e Puglia, 13 Città metropolitane e Province e 74 Comuni. Ma hanno anche partecipato 14 Parchi, 25 Università, numerosissime rappresentanze delle comunità territoriali, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra della Santa Sede.
Il Comitato ha approvato la candidatura a New Delhi, dove dal 21 luglio e fino al 31 si è svolta la sua 46esima riunione annuale. Gli obiettivi della riunione erano esaminare le proposte d’iscrizione alla lista di 27 siti candidati e verificare lo stato di conservazione di 124 siti già iscritti. Quando un sito viene iscritto tra il patrimonio dell’umanità, l’UNESCO si impegna a preservarlo per trasmetterlo alle generazioni future. Anche attraverso forme di cooperazione internazionale per la tutela del patrimonio culturale. L’impegno consiste nella protezione da conflitti militari, disastri naturali, o saccheggi.
«Esprimo tutta la mia soddisfazione e il mio orgoglio – ha detto il ministro Gennaro Sangiuliano – per il grande risultato ottenuto. La ‘Via Appia, Regina Viarum’, da oggi è patrimonio mondiale dell’umanità. L’UNESCO ha colto l’eccezionale valore universale di una straordinaria opera ingegneristica che nei secoli è stata essenziale per gli scambi commerciali, sociali e culturali con il Mediterraneo e l’Oriente. Congratulazioni a tutte le istituzioni e comunità che hanno collaborato con il Ministero della Cultura per arrivare a questo prestigioso traguardo. È un riconoscimento del valore della nostra storia e della nostra identità, dal quale può nascere una valorizzazione in grado di portare benefici economici ai territori interessati».
«La Via Appia Patrimonio UNESCO è un grande successo per il Ministero della Cultura. Ma soprattutto per quei milioni di italiani che vivono nei territori della Via Appia, simbolo mondiale della storia da cui proveniamo. Si aggiunge alla straordinaria affermazione ottenuta meno di un anno fa dalla lirica italiana e sono felice che coincida con il mio mandato», ha commentato il Sottosegretario alla Cultura con delega all’UNESCO, Gianmarco Mazzi.
Lunga più di 800 chilometri, la Via Appia è la più antica e importante delle grandi strade costruite dai Romani. È una delle dodici vie consolari di epoca romana presenti in Italia. Costruita e sviluppata dal 312 a.C. al IV secolo d.C., fu originariamente concepita come strada strategica per la conquista militare, avanzando verso l’Oriente e l’Asia Minore.
L’Appia fu la prima delle grandi strade di Roma costruite con tecniche innovative. Veri e propri capolavori di ingegneria civile che si affiancarono alle vie naturali e che costituiscono i monumenti più durevoli della civiltà romana. Il tracciato iniziale collegava Roma a Capua, fu poi prolungato fino a Benevento, Venosa, Taranto e Brindisi, testa di ponte verso la Grecia e l’Oriente.
Concepita per esigenze militari, la Via Appia divenne da subito strada di grandi comunicazioni commerciali e di primarie trasmissioni culturali. Nel tempo, è diventata il modello di tutte le successive vie pubbliche romane e l’origine del complesso sistema viario che toccava ogni angolo dell’impero. La creazione di questa rete stradale ha permesso la strutturazione di rotte di scambio anche con le vie d’acqua. Essa ha permesso, nel corso dei secoli, un flusso ininterrotto di persone, idee, civiltà, merci, religioni e idee, percorsi che sono ancora vivi e sentiti da chi abita ancora oggi questi territori.
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