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Più restrizioni e sanzioni per le Ong in mare, tra convergenze e conseguenze

Tonia Scarano
Tonia ScaranoRedazione Informare
30 dicembre 20224 min di lettura

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Più restrizioni e sanzioni per le Ong in mare, tra convergenze e conseguenze

Indice (2)

  • 1Cosa prevede il decreto sicurezza per le Ong: restrizioni e convergenze
  • 2Le conseguenze

Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto sicurezza in tema migrazioni. È previsto un incremento delle restrizioni per le Ong in materia di soccorso in mare con rispettive sanzioni.

Cosa prevede il decreto sicurezza per le Ong: restrizioni e convergenze

Il decreto sicurezza, approvato dal Consiglio dei ministri riunito la sera del 28 dicembre, è il frutto di due principali convergenze: il soccorso in mare a favore della sopravvivenza dei e delle migranti che attraversano il Mediterraneo e, d’altra parte, i tentativi di gestione dei flussi migratori illegali, in cui migliaia di persone hanno già perso la vita, spesso disperse per sempre senza un’identità riconosciuta. Due strade che, purtroppo, non camminano insieme.

Il comma 2 premette, infatti, che il decreto è mirato «per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e delle norme nazionali, internazionali ed europee in materia di diritto di asilo, fermo restando quanto previsto dal Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità transnazionale organizzata per combattere il traffico illecito di migranti via terra, via mare e via aria, reso esecutivo dalla legge 16 marzo 2006, n. 146».

La prima parte si riferisce alla libertà di chi sopravvive e viene soccorso di richiedere asilo all’UE, attraverso l’avvio tempestivo dopo il salvataggio di «iniziative volte a informare le persone prese a bordo della possibilità di richiedere la protezione internazionale nel territorio dell’Unione europea e, in caso di interesse, a raccogliere i dati rilevanti da mettere a disposizione delle autorità»

Il decreto prevede, inoltre, l’assegnazione immediata di un porto di sbarco subito dopo un’operazione di soccorso. La funzionalità umana del decreto in questione, però, decade con il divieto di trasbordi da una nave all’altra e di lunghe soste delle navi in acque territoriali, norme il cui mancato rispetto prevede sanzioni da euro 10.000 a euro 50.000, alla contestazione della quale si proseguirebbe con un fermo amministrativo della nave e, in caso di ulteriore resistenza si provvederebbe al sequestro della nave.

Tali punti si traducono in una riduzione effettiva delle possibilità di soccorso e in vere e proprie restrizioni per le Ong, poiché non esiste un piano istituzionale che preveda il controllo sul Mediterraneo atto alle operazioni di soccorso e conseguente integrazione dei migranti.

Le conseguenze

Il traffico umano nel Mediterraneo porta le caratteristiche della fuga, della disperazione e, come spesso avviene per le attuali politiche di gestione dei flussi migratori, della deportazione, della prigionia, della violenza, della distruzione dell’identità.

«Il 2022 si chiude con delle cifre drammatiche: quasi 1.400 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale solo quest’anno. Di fronte a questi numeri terribili, le disposizioni contenute nel Decreto sono inaccettabili perché – imponendo alle navi umanitarie di portare immediatamente a terra i naufraghi – di fatto riduce le possibilità di fare ulteriori salvataggi dopo il primo soccorso. Le conseguenze di questo provvedimento saranno l’aumento dei morti in mare e dei respingimenti verso la Libia ad opera della Guardia Costiera libica».

«Nel 2022, sono state oltre 20 mila le persone respinte in Libia. I superstiti riportati in Libia scompaiono nei circuiti del traffico degli esseri umani o vengono trasferiti nei centri di detenzione, dove vivono in condizioni disumane, soggetti a maltrattamenti, abusi e torture ormai confermati da report delle Nazioni Unite, organizzazioni internazionali e testate giornalistiche di tutto il mondo. Per questo motivo, i respingimenti verso la Libia sono considerati illegali e la Corte Europea dei Diritti Umani ha già condannato l’Italia nel 2009. I provvedimenti previsti dal Decreto, inoltre, determineranno una potenziale violazione dell’obbligo di intervenire in caso di segnalazioni di altre imbarcazioni in pericolo in mare, prescritto dal diritto internazionale e tutte le navi, anche quelle umanitarie, sono tenute a rispettarlo», tratto da EMERGENCY Ong.

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  • #decreto
  • #Governo Meloni
  • #Mediterraneo
  • #ong
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