
Carmine Lauretta, in arte Vesuviano, è un volto emergente della musica napoletana, ma già rapidamente affermatosi. Artista dall’immaginario ricchissimo, riscontrabile in ogni suo brano, Vesuviano si è fatto largo nella vasta scuola cantautorale napoletana offrendo uno spettro musicale che spazia dalla musica popolare fino all’R’n’B. A fine novembre è uscito il suo ultimo album, “Arcana XXIII Vol.1”. Cosa ne pensiamo noi lo potete leggere sul nostro sito, dove abbiamo già scritto una recensione (ma potete già immaginare quanto ci sia piaciuto). Abbiamo deciso, dunque, di far parlare questa volta il diretto interessato, per approfondire al meglio ogni aspetto di questo album, o, come ci piace chiamarla, questa epopea musicale.
«Arcana XXIII è nato da un disegno di una mia amica che mi ricordava un tarocco e lì ho deciso che il tema dell’album sarebbero stati i tarocchi. Il disegno era una caricatura di me da pirata, lo vidi e capii di dover diventare un cartomante».
«In realtà tutto quello che faccio è un concept, lo stesso progetto Vesuviano è un concept; quindi, tutto quello che faccio necessita di una continuità narrativa che è il concept come lo intendiamo noi oggi. Anche nella scelta delle grafiche, dell’immaginario che associa ogni brano, c’è il mio zampino ovunque, perché il concept è dato dalla coerenza interna dei miei pensieri. Quindi mi sono trovato benissimo, anche perché non riuscirei a fare diversamente perché ho bisogno io in primis della continuità data dal concept».
«Perché è la sua bussola, è la sua bussola morale, è la sua bussola etica. Più che etica è una sincronicità, un modo attraverso cui il mio personaggio (ma in realtà io) riesce a sentire forte e presente l’universo attorno a lui, tutto quello che è l’ambiente, come si muovono le varie vibrazioni in cui siamo immersi, quindi il 23 è un segnale che l’universo mi sta parlando in quel momento e io devo ascoltarlo».
«Io mi sento Luffy, tramite la sua voglia di vivere liberamente quello che è il suo sogno di diventare re dei pirati, che non può esistere se non tramite l’aggiunta di membri alla propria ciurma, perché ovviamente ogni membro ha i suoi limiti, ma nel complesso della ciurma non ci sono limiti perché questi si azzerano nel gruppo; quindi, è questo il modo attraverso cui col tempo è diventato parte integrante della filosofia di Vesuviano».
«Siamo una ciurma di pazzi, in cui veramente le idee a volte sono così tante che non sappiamo come ordinarle. Facendo un parallelismo con l’isola, io sono il capitano e decido che voglio arrivare a un’isola. Attraverso il navigatore, attraverso il guerriero, attraverso il creatore di maschere e lo scrittore io arrivo a quell’isola. Quando dico che voglio arrivare a quell’isola ci possono essere vari pro e contro, ma se sento che devo andare su quell’isola so per certo che la mia ciurma mi seguirà perché si fida. Dunque, è un rapporto basato sulla fiducia, sulla reciproca stima artistica e personale e sul fatto che siamo costantemente sicuri che tutto quello che viene fatto, viene fatto per il bene di tutti e non solo del singolo».
«Un pirata!».
di Luca Capone e Gianrenzo Orbassano
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