
Il Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi è un progetto della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura in cui è stata fatta una mappatura di edifici realizzati dal dopoguerra in poi in Italia di rilevante importanza architettonica. In questo fotoreportage, sono andato a catturare tramite l’obiettivo di una macchina fotografica analogica alcuni degli edifici indicati dal Censimento che si trovano a Caserta città. Infatti, facendo una rapida ricerca sul sito del Ministero, Caserta risulta essere un polo particolarmente significativo del territorio per l’architettura contemporanea, con 18 edifici censiti.
Di questi 18, ho deciso di sceglierne 4 di particolari impatto visivo e rilevanza storica:

Questo fotoreportage non poteva non partire con gli edifici industriali simbolo della città. Questi stabilimenti vennero costruiti su un’enorme area di quasi mezzo milione di metri quadrati al confine di San Nicola La Strada, sulla quale giganteggiavano le alte ciminiere in mattoni. Il progetto vennecreato dell’architetto polacco Davide Pacanowski in collaborazione con i tecnici della fabbrica. Si legge ulteriormente dalla scheda opera: «La fabbrica […] si distingue dai capannoni industriali coevi per la qualità architettonica espressa nella cura delle superfici perimetrali in mattoni a vista e della carpenteria metallica nel sistema delle travi reticolari dei piloni e delle capriate di copertura, originariamente rivestite da lastre di cemento-amianto, materiale che all’epoca era considerato innovativo per le elevate prestazioni in termini di leggerezza e resistenza, ma che poi si è rivelato estremamente dannoso per la salute dei lavoratori perché cancerogeno. […]
Oggi l’ex complesso Saint Gobain, importante esempio di archeologia industriale, purtroppo in gran parte demolito e diviso in quartiere residenziale, terziario e ricettivo, conserva ancora dell’originaria fabbrica la zona del forno float con la ciminiera e alcuni capannoni, in totale stato di abbandono e di degrado. Di notevole interesse sono pure i quartieri residenziali per gli operai e per i dirigenti disposti in prossimità dello stabilimento industriale, progettati in parte da Pacanowski e in parte da altri professionisti (Marco Antonio Fusco, Carlo Migliardi e Mario Fiorucci).».

Lo stesso autore dei fabbricati della Saint-Gobain ha anche realizzato, tra il ’56 e il ’60, questo edificio che sorge a Via Roma come uffici e abitazioni dell’INA. Si legge ancora dal sito del Ministero: «l’edificio dell’INA deve essere considerato una delle architetture di maggiore significato nel contesto della produzione del Novecento a Caserta e, tra i numerosi edifici residenziali progettati da Pacanowski, una delle sue prove migliori perché rappresenta il termine medio tra l’essenzialità delle case popolari e l’opulenza delle residenze posillipine, nel quale le esperienze progettuali maturate nelle precedenti occasioni trovano piena espressione».

Per capire l’importanza dell’edificio, basterebbe riportare l’incipit della descrizione della Scheda Opera: «La sede dell’ex Banco di Napoli, oggi Banca Intesa Sanpaolo, è forse il più significativo edificio di Caserta. La sua prima valenza si deve all’ubicazione, fra via Battisti e viale Vittorio Veneto, in quanto è la prima emergenza architettonica moderna per coloro che arrivano in città attraverso i principali assi stradali di collegamento». Questa costruzione venne realizzata alla fine degli anni ’60 dagli architetti Giulio Buonpane, Pietro Monti e Italo Verzillo. È tuttoggi sede di una banca e la piazza antistante (Generale Amico) è stata da poco riqualificata da un progetto del Comune di Caserta con Confindustria Caserta con l’installazione di una statua realizzata dall’artista Andrea Roggi.

Passeggiando per la centralissima via Roma, a Caserta, avrete sicuramente notato questi edifici per uffici realizzati negli anni ’70 su cui erge enorme l’insegna de ‘Il Mattino’. Si legge dal Censimento del Ministero: «L’edificio, di modeste dimensioni, prospiciente il coevo fabbricato del Banco di Napoli, chiude la quinta urbana nella parte rimasta incompleta dopo lo sventramento del tessuto preesistente prodotto negli anni cinquanta per connettere via Roma con viale Vittorio Veneto.
Il fabbricato è distinto in due volumi di altezze diverse – in courtain wall quello più basso e prolungato sulla strada formando un tratto porticato; con finestre a nastro il secondo – connessi tra loro dal corpo scala in cemento armato, che si erge al centro dell’organismo; ai primi due piani si evidenziano due volumi di collegamento distinti. L’organismo architettonico, afferma Renato De Fusco, gioca un ruolo di richiamo nella connotazione della scena urbana con l’articolazione dei suoi volumi, evocando suggestioni rintracciabili nella produzione del movimento moderno. È attualmente sede della redazione casertana del quotidiano Il Mattino».
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