
L’architettura ostile, o architettura difensiva, è una strategia di protezione urbanistica volta a tutelare le città da comportamenti vandalici o che possano ledere il pubblico decoro. Nonostante la definizione sia accattivante, la realtà è ben più cruda: l’architettura ostile ad oggi viene soprattutto utilizzata affinchè non sia permesso ai senzatetto di sostare o dormire per strada o su panchine.
Per quanto possa a livello teorico e temporaneo favorire pulizia e decoro infatti, in realtà questa pratica non rappresenta altro che l’apice e il simbolo dell’inadeguatezza delle Istituzioni nei confronti dell’emergenza abitativa in Italia.

Questa tipologia di progettazione urbanistica nasce nella seconda metà del ‘900 con lo scopo di favorire il decoro urbano e disincentivare atti vandalici e graffitismo. Attualmente lo scopo principale dell’architettura ostile non è altro se non quello di evitare la sosta dei senza fissa dimora, tramite la sistemazione di spuntoni, barriere o panchine inclinate per evitarne l’accampamento. Casi esemplari sono presenti soprattutto nei grandi capoluoghi italiani (volendo far riferimento esclusivamente all’Italia, ma la pratica è ormai diffusa in tutto il mondo) come Roma, Napoli o Milano, e principalmente in prossimità di stazioni e centri storici, dove la presenza di senza fissa dimora rappresenterebbe un “problema”, soprattutto estetico, per le attività economiche del territorio. Vista la capillare diffusione internazionale di questo singolare metodo deterrente, che si è in ogni caso dimostrato totalmente inefficace, permane naturalmente un dubbio: a cosa serve l’architettura ostile?

Gli ultimi dati ISTAT ci mostrano come in Italia il numero di senza tetto raggiunga quasi le 100 mila unità, principalmente uomini, con un’età compresa fra i 35 e i 54 anni, ma soprattutto come la stragrande maggioranza di essi risieda nelle grandi città, con un picco di oltre 20 mila unità nella Capitale. A fronte di una situazione del genere, quali effetti ha sortito l’architettura ostile nei territori in cui è stata applicata?
Ve lo riassumiamo per comodità: nessuno. Nessun calo rispetto l’indice di povertà, nessun senzatetto in meno per strada, nessuna riforma strutturale per far fronte all’emergenza abitativa. Attualmente questa soluzione non rappresenta altro che il più becero disprezzo che Istituzioni e popolazione provano nei confronti degli individui più sfortunati, ritenendo più efficace scacciarli dalle vetrine dei negozi facendoli così spostare nei nuovi ghetti in via di formazione, piuttosto che risolvere la piaga emergenziale attraverso investimenti e decisioni volte ad occuparsi della sorte dei senzatetto in quanto esseri umani, e non in quanto scarti da sportare da una vetrina all’altra per non minare i guadagni di negozi e ristoranti.
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