
Le foto in esclusiva dello straordinario affresco cinquecentesco scoperto all’Archivio di Stato
In ogni angolo di Napoli ci troviamo a camminare circondati dalla storia: tra gli stretti vicoli del centro storico, gli antichi edifici di ogni epoca ci raccontano la luce di un antico splendore. Succede così che anche all’Archivio di Stato di Napoli un muro che ‘suona vuoto’ in una stanza dietro una porta chiusa da tempo nascondono un tesoro artistico stupendo. L’archivio di Stato di Napoli ha sede nel monastero benedettino intitolato ai Santi Severino e Sossio, a pochi passi dal quartiere Forcella di Napoli, e tra le sue mura conserva la storia dell’Italia meridionale.
Fondato nel 1808, ha attraversato la storia moderna, dall’Unità d’Italia al fuoco dei bombardamenti su Napoli, grazie al lavoro instancabile di addetti e studiosi che nei secoli hanno permesso di conservare fino ad oggi circa sessanta chilometri lineari di documenti. Eppure, nonostante i suoi corridoi e le sue stanze siano state negli anni battute da migliaia di corpi, protette da centinaia di menti, continua a nascondere segreti – totale rappresentazione di quell’antica anima di Napoli.
La scoperta è arrivata lo scorso luglio, durante i lavori di restauro nell’ambito del “grande Progetto Centro storico di Napoli – Valorizzazione dei siti Unesco”. Tutto parte da una divisione tra un’area laica e un’area destinata al culto: il monastero benedettino è stato separato dalla chiesa, intitolata anch’essa ai Santi Severino e Sossio. «Dalle vecchie piante si evidenziava un dislivello tra la zona della chiesa e del chiostro» ci racconta Candida Carrino, direttrice dell’archivio: «Partendo dal livello della chiesa c’era una pavimentazione su cui venivano perfino poggiati arredi, livellando l’area al livello del Chiostro del Platano e rimuovendo la colmata sono uscite fuori delle antiche scale».
Il primo lavoro, quello di svelare l’antica struttura della stanza che collegava le due aree, era fatto. Quel portone che prima era impossibile da aprire, in fondo ad un corridoio splendidamente affrescato, ora è libero. «Ma dopo questo lavoro di connessione – racconta Carrino – controllando l’area, abbiamo scoperto che c’era un muro con un suono particolare. Faceva pensare che ci fosse altro dietro, uno spazio vuoto. Quindi, i tecnici della sovrintendenza hanno inserito delle sonde attraverso dei piccoli buchi e hanno visto che c’erano degli affreschi». Così è venuta fuori una piccola cappellina, prima nascosta non solo dal muro ma da una colmata che la rendeva praticamente impossibile da individuare. Oggi, una volta attraversata la porta, sul lato a sinistra della scalinata è possibile vedere una piccola cappella con un affresco i cui primi studi lo datano al ‘500 circa.
Tra la polvere degli scavi e i muri rovinati dai lavori, l’opera emana un’aura che rende difficile distogliere lo sguardo dai suoi colori vivaci. Una Madonna che regge il Cristo, sui muri laterali le figure di due santi, forse attribuibili a San Severino e San Sossio. La loro iconografia però è ancora sotto studio così come la mano del pittore. «Oggi per noi la cappellina è la parte misteriosa di tutto ciò, dato che le carte già testimoniavano la scalinata e sapevamo che le due parti – il complesso conventuale e la chiesa – fossero in connessione. Ma della cappellina non c’era traccia. Non sappiamo effettivamente cosa fosse. Qualcuno sta ipotizzando che ci fossero le spoglie dei santi Severino e Sossio, trasportate poi nella chiesa di Frattamaggiore, altri stanno pensando ci fosse un semplice altarino» spiega la direttrice dell’Archivio.
Un altro aspetto che sta cogliendo la curiosità di tutti è la città che si vede alle spalle della Madonna: è Napoli? «Non lo sappiamo, ma gli studi ci metteranno a conoscenza di questa scoperta nuovissima». È una scoperta importante, stiamo scoprendo pezzi sconosciuti caduti nell’oblio del tempo. Quando la parte monastica era stata divisa dalla parte di culto concessa alla chiesa molto era andato perso nella documentazione. Spiega la direttrice dell’Archivio: «Via via che vanno avanti i lavori ricostruiamo il puzzle di quello che è uno dei più grandi monasteri di Napoli. Ce lo attendiamo anche con i lavori di ripristino dei giardini – con le specie arboree che erano qui ai tempi dei frati – e riscoprire le antiche cisterne romane, in modo da avere la possibilità di annaffiare le aree in modo ecosostenibile». Napoli riserva sorprese al mondo intero: i suoi segreti non sono ancora finiti.
Articolo e foto di Ciro Giso
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