A Caserta da tempo si respira scoraggiamento. Lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose ha spento molte speranze di rilancio e, in diversi ambiti, a reggere la città restano soprattutto realtà del terzo settore. Tra queste c’è la cura del verde pubblico: associazioni e comitati si occupano in autonomia di parchi e villette, supplendo alle carenze dell’ente e tenendo in vita iniziative culturali e sociali. Dal 2019 circa, il rapporto con il Comune è regolato da una serie di Patti di Collaborazione per la gestione condivisa dei beni comuni.
A fine gennaio 2026, senza preavviso, la Commissione Straordinaria ha pubblicato un avviso per il riaffidamento di varie aree verdi, ignorando i Patti già in essere. Le associazioni hanno protestato e l’avviso è stato ritirato. In seguito, la Commissione ha diffuso un nuovo avviso per avviare il censimento dei Patti attivi. Abbiamo chiesto ai volontari perché questo strumento vada preservato.
«Il “Comitato per Villa Giaquinto” nasce nel 2016 con un’occupazione dopo un corteo per liberare il parco, che era chiuso. Da allora giovani, residenti e anziani lo gestiscono: cura, piccole manutenzioni e animazione culturale», racconta Ferdinando Errichiello. «Dopo due anni di battaglie, nel 2018 abbiamo fatto approvare il regolamento sui beni comuni che istituisce il Patto di Collaborazione. Quello di Villa Giaquinto è stato il primo: noi facciamo attività culturali e manutenzione ordinaria con assemblee e percorsi partecipativi; il Comune dovrebbe occuparsi della manutenzione straordinaria».
Alla notizia dell’avviso, il Comitato si è allertato: «La gara bandita dalla Commissione la reputiamo sbagliata perché mette sullo stesso piano fioriere e parchi pubblici. Soprattutto non considera i Patti in essere. Per fortuna le istituzioni ci hanno ascoltato: hanno riconosciuto che l’atto era errato anche formalmente, lo hanno ritirato e hanno promesso un tavolo di confronto».
Per di più, è particolarmente importante in un comune commissariato da infiltrazioni mafiose: «I Patti di Collaborazione attivano anche spazi anticamorra: questa era una piazza di spaccio e alcune persone che fanno parte del Comitato qui dentro sono state minacciate con delle armi. Questi sono presidi di inclusione, di socialità, di stare bene insieme e di aggregazione; cancellarli è un errore in una città in generale, ancor di più in una città commissariata per infiltrazioni mafiose».
Nelle periferie la preoccupazione è stata altrettanto forte. Assunta Di Rauso, del Comitato Parco degli Aranci (Villa Santa Maria delle Beatitudini), spiega: «Siamo volontari e facciamo tutto a spese nostre. Con quell’avviso, oltre a lavorare gratis, avremmo dovuto presentare una fideiussione: significa mandare i volontari a casa. Chi ce li dà 20mila euro per una villetta che non è nostra?».
I comitati – da Villa Giaquinto alla villetta Parco Aranci, fino ad altri spazi come via Arno e via Tescione (Padre Pio) – hanno chiesto un incontro ai Commissari: «Per ora il bando è stato ritirato, aspettiamo risposta alla PEC. Noi continueremo a mantenerlo finché non ci chiamano, ma devono cambiare posizione». Per Di Rauso, i Patti «fanno bene anche all’amministrazione: permettono di tenere puliti spazi grandi e di farci attività ricreative e di inclusione. Qui c’è povertà: non tutti possono permettersi alternative per i bambini. D’estate organizziamo attività, feste e progetti con le scuole: nel parco, ad esempio, ogni albero ha un nome e un QR Code che rimanda a un libro o a schede divulgative. Sono cose importanti non solo per quartieri spesso considerati “dormitorio”, ma per tutta la città».
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