
Lo scioglimento dei comuni di Arienzo – in provincia di Caserta – e Pagani – in provincia di Salerno – per accertate infiltrazioni della criminalità organizzata riporta al centro il tema della vulnerabilità amministrativa degli enti locali campani rispetto ai condizionamenti camorristici.
Un provvedimento di questo tipo comporta la rimozione immediata di sindaco, giunta e consiglio comunale, sostituiti da una commissione straordinaria incaricata per 18 o 24 mesi di ripristinare la regolarità amministrativa. Nei casi di Arienzo e Pagani è stato inoltre disposto il blocco delle elezioni amministrative, con una sospensione temporanea della normale rappresentanza democratica.
Non si tratta infatti di episodi isolati. Solo guardando ai casi più recenti emerge il commissariamento del Comune di Caserta, sciolto nell’aprile 2025; ampliando lo sguardo, risultano oltre 120 gli scioglimenti per infiltrazioni mafiose disposti in Campania dal 1991 a oggi. Pagani, nello specifico, affronta il terzo scioglimento in 33 anni.
Si tratta di una misura straordinaria, adottata su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ai sensi dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali, che certifica una compromissione del corretto funzionamento dell’ente pubblico. Lo scioglimento per infiltrazioni mafiose sancisce infatti l’esistenza di un condizionamento, diretto o indiretto, capace di alterare l’autonomia amministrativa e la trasparenza istituzionale.
Il ripetersi di questi provvedimenti sul territorio evidenzia problematiche che vanno oltre la singola amministrazione coinvolta. La frequenza degli scioglimenti restituisce infatti l’immagine di un contesto in cui la criminalità organizzata continua a trovare spazi di influenza nella gestione pubblica, segnalando una fragilità istituzionale che resta strutturale e diffusa.
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