
Pittrice napoletana classe ‘78, Simona Occhiuzzi si appassiona giovanissima al disegno e alla pittura. Frequenta lo IED di Roma ed è allieva di Riccardo Mannelli. Nel 2003 torna a Napoli dove comincia a lavorare come illustratrice per varie case editrici e agenzie pubblicitarie. Il lavoro d’ufficio però le sta stretto e comincia così a dedicarsi completamente alla sua passione. Le sue opere, semplici e intense, trasmettono in chi le osservala sensazione e l’emozione di vivere in un mondo di contrasti e di armonia in cui i colori hanno il potere di tenerci uniti.
Che sia all’ombra di un pino marittimo o all’alba di un giorno d’estate o ancora nella luce riflessa nel mare di un freddo inverno, i quadri di Simona sono entrati nel cuore e nelle case di quanti hanno saputo apprezzare il suo tratto inconfondibile. Ha esposto in varie mostre collettive e personali tra cui la recente personale “Boom” al Castel dell’Ovo di Napoli. Simona Occhiuzzi crede che si possa vivere in armonia in un mondo pieno di contrasti nel rispetto delle diversità. Per lei è attraverso i colori (cioè le differenze) che ci tengono uniti in un equilibrio cosmico. Nei dipinti di Occhiuzzi, traduce emozioni crude attraverso luci, ombre e colori. I suoi audaci paesaggi urbani sono creati utilizzando acrilici su tela.
L’arteterapia per Simona è stata una scoperta, gli si è aperto un mondo. Prima d’ora non si era mai approcciata all’arte senza il suo mero fine estetico. «Durante questo percorso ha scoperto come aiutare gli altri a stare bene tramite l’arte, liberandomi da tutto ciò che può essere giudicante. Questa specializzazione in arteterapia spero poi di poterla metterla in pratica con dei laboratori appositi al fine di far stare bene le persone».
L’arteterapia nulla ha a che fare con i classici corsi di disegno perché qui i materiali pittorici possono essere usati liberamente e in modo spontaneo. L’obiettivo infatti è favorire lo sviluppo creativo della persona per aiutarla a stare bene e a superare eventuali difficoltà. Si tratta pertanto di uno scopo terapeutico. Le opere così realizzate consentono alle persone di entrare in relazione con sé stesse, con le proprie emozioni autentiche e con gli altri. Il processo creativo aiuta infatti a integrare conscio e inconscio, favorendo lo sviluppo personale ed emotivo. Nella pittura, per esempio, le persone vengono incoraggiate a lasciarsi andare alle immagini, a non censurarle, riorganizzandole solo in un secondo tempo.
L’arteterapia può assumere diverse forme, ma in generale prevede la creazione di materiale artistico da parte dei pazienti allo scopo di utilizzare un linguaggio non verbale per dare più libero sfogo a istinti e impulsi, non sempre facilmente verbalizzabili. Pittura, scultura, ballo, musica e teatro: l’arteterapia è tutto ciò che dà forma ed espressione a quella parte di cui non si riesce a parlare nella stanza di uno psicoterapeuta e può essere indirizzata a bambini, adulti, anziani e famiglie, anche in gruppi dedicati. «L’arte ha la capacità di esprimersi in modi diversi, con i colori, le luci e i contrasti per dare vita a un’emozione o stato d’animo, ma anche un messaggio che si vuole dare attraverso le pennellate sulle tele».
C’è sempre una ricerca costante di armonia e serenità. Partendo dai con-trasti per trovare poi l’armonia: che può essere la luce di un orizzonte, l’alba, il tramonto, una città. Le piace dipingere ciò che vede ispirandosi a cose reali per poi andare oltre con la fantasia. «Nella mia vita mi ritengo una persona fortunata, ovunque intorno ame vedo armonia e questo è grande fonte d’ispirazione per l’artista. Mi auguro che i miei figli pratichino arte che siano sempre creativi perché questo fa stare bene, non solo per il corpo ma anche per la mente, così che possano diventare degli adulti felici». L’arte è un filo rosso che collega tutto, dai dipinti alla scrittura. «Se dovessi paragonare i miei dipinti probabilmente sarebbero delle poesie: avendo avuto un percorso formativo da illustratrice dove spesso mi davano un tema per potermi ispirare e creare delle copertine, mi viene più facile dopo aver letto un libro o una poesia associarla ora a un tipo di immagine»
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