
La rubrica di Informare che racconta da un punto di vista musicale, artistico e culturale: aneddoti, riflessioni, curiosità, il passato e il futuro di questo territorio.
di Mauro Nemesio Rossi – giornalista e presidente del CESAF Maestri del Lavoro
Metà degli anni Settanta, i giorni d’oro del Settembre al Borgo di Casertavecchia. Tra i vicoli registi, intellettuali e attori di fama mondiale. L’Italia intera si fermava davanti alla televisione per Enzo Tortora e il suo Portobello. In studio, un pappagallo custodito in una grande gabbia sfidava i concorrenti: chiunque fosse riuscito a fargli pronunciare il nome della trasmissione avrebbe vinto il montepremi. Un’impresa quasi impossibile. Nel cuore del borgo, alla trattoria La Castellana, la signora Maddalena Farina mostrava con orgoglio il suo pappagallo che non aveva bisogno di stimoli: parlava, rispondeva e riempiva il locale di allegria diventando una vera e propria celebrità.
Sguardo magnetico ed eleganza naturale, Marcello Mastroianni arrivato nel borgo con una troupe, si fermò, sorrise e scambiò qualche battuta arguta con il pappagallo, che per l’occasione non deluse le aspettative. Si accomodò a un tavolo, lasciandosi avvolgere dalla genuinità del momento. Non c’erano smartphone, né la frenesia dei selfie: penna alla mano firmava autografi sui tovaglioli di carta, posava per qualche scatto rubato con una macchina fotografica a rullino che avrebbe impiegato giorni per rivelare la magia di quell’incontro. Quando uscì dal locale, lasciò il ricordo indelebile di un’epoca in cui i miti del cinema erano giganti capaci di fermarsi a pranzo solo per il profumo di un borgo antico ed un pappagallo.
di Marco Ciotti
Mia mamma mi raccontava sempre una storia. Negli anni della Seconda guerra mondiale, una ragazzina correva ogni mattina per prendere il pane. Spesso le puntavano il fucile e parlavano una lingua straniera. La protagonista aveva avuto la sventura di spostarsi nella casa degli zii per sfuggire alla guerra e vedere proprio la nuova dimora essere occupata dai nazisti. La ragazzina, mia nonna, passò tantissimo tempo con loro.
Era il 1945 quando alla Reggia si firmò la resa dei nazisti e della Repubblica Sociale Italiana. La ragazzina che correva a prendere il pane poté tornare a casa. Quello scippo con la penna fu il tassello formale che permise nel 1946 la nascita della Repubblica. Oggi, ottant’anni dopo, possiamo ricordare la prima Assemblea costituente, il suffragio universale e tutte le conquiste fatte negli anni. Di difetti, poi, la Repubblica ne avrà tantissimi. Ma la libertà non rientra tra questi e se oggi siamo liberi è anche grazie, in minima parte, al nostro patrimonio.
di Gianmario Ricciardi
La nascita della nostra città è parzialmente avvolta nel mistero. È opinione comune, tra gli storici, che l’antico centro di Caserta, Casertavecchia, arroccato sui monti Tifatini, sia nato in età tardoantica, quando gli abitanti della città romana di Calatia, nei pressi dell’odierna Maddaloni, si sarebbero spostati in altura per proteggersi dalle invasioni barbariche e saracene. La prima esplicita citazione dell’esistenza di un centro abitato nella zona la abbiamo attraverso l’opera storica del monaco Erchemperto, la Historia Langobardorum Beneventanorum, che narra la storia del Ducato di Benevento, insieme dei domini longobardi in Italia meridionale, dal 787 all’889 d.C.
Secondo lo storico, alla morte del conte di Capua Landone, nell’861 d.C., il figlio Landolfo si impadronisce della città di Casa Irta(l’odierna Casertavecchia); poco dopo, però, lo zio Pandone il Rapace ne usurpa il titolo e distrugge la piccola cittadina. Fu solo con il figlio del Rapace, Pandenolfo, che nasce il titolo di Conte di Caserta (879 d.C.), detenuto nei secoli da varie famiglie (Della Ratta, Acquaviva, Caetani di Sermoneta), per poi accumularsi ai titoli del Re di Napoli in età borbonica, e secondo per importanza solo a quello di Duca di Calabria. Con la Bolla di Senne, del 1113, atto di fondazione della Diocesi di Caserta, il nucleo cittadino vede finalmente riconosciuta la sua centralità rispetto alle altre comunità del territorio, e nei secoli successivi si sposterà sempre più a valle, dando vita, nel XV secolo, al nucleo moderno dell’attuale Caserta.
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