
Occhio a questi ragazzi: “Siamo Noi” è una nuova realtà giovanile nata a Capua per offrire agli adolescenti del territorio uno spazio di partecipazione, cultura e creatività. Un luogo aperto dove confrontarsi su attualità, cittadinanza attiva e progettare iniziative artistiche capaci di dare nuova linfa alla città.
Il collettivo ha organizzato lo scorso 6 dicembre, in Piazza dei Giudici, un evento che ha unito musica live e arte visiva. Sul palco si sono esibite band giovanissime e promettenti — Senja, Tormenta, Requiem, Velora, Grain of Sand e B-Side — affiancate da una mostra dedicata ai lavori di giovani artisti. Un’iniziativa semplice ma pulsante, che ha trasformato la piazza in un laboratorio di talenti.
A Capua soffia da sempre un vento favorevole all’arte e alla cultura. Lo percepivo da ragazzino, lo riconosco oggi grazie all’energia autentica dei giovani di “Siamo Noi”, che stanno riportando in città entusiasmo, visioni e futuro.
di Gianrenzo Orbassano
Ed eccomi qui, un’altra volta, sotto questo cerchio di luce. Sono morto? È giunta la mia ora? Dio, perdonami, credo di aver litigato un’altra volta oggi al bar. Ho male dappertutto. La lingua ha troppa libertà di movimento.
Sento voci che blaterano. Mi fischiano troppo le orecchie per capire cosa dicano e questa luce è ancora troppo forte. L’unico momento in cui vorresti saltasse la corrente. Perché da me la corrente in casa non c’è. Me l’hanno staccata un mese fa.
Vorrei dirlo ai miei ma, dopo anni e anni di menzogne, pensano che io viva lontano, con un bel lavoro, una famiglia perfetta e tanti soldi. Non è vero niente. Mi riprometto di parlarne le rare volte che li sento ma non ci riesco.
Dico tutto a Lui, all’alcol. Mi consola, mi scalda nelle notti più fredde. Mi aiuta a dimenticare tutto. Ma poi, è Lui che mi spinge in queste situazioni. Ma perché mi fai questo? Io ti ho detto tutto di me. Non so se tu sia un buon amico.
Un buon amico è Luca. È un dentista, questo è il lettino dei suoi pazienti, la luce diventa sempre meno forte e riconosco il suo studio. “Oggi ho bevuto meno” gli sussurro. “Sì, ma dall’ultima rissa ti erano rimasti più denti”, conclude lui.
un racconto di Marco Ciotti
Nel 1789 venne emanato lo Statuto Leuciano, un codice di leggi innovativo che stabilisce, per la prima volta nella civiltà occidentale, la parità salariale e sociale per uomini e donne: un vero e proprio sistema di welfare ante litteram, una cittadella industriale protosocialista.
A San Leucio doveva essere lo Stato a fornire tutto: lavoro (la manifattura della seta), istruzione, casa, vestiti e perfino la dote matrimoniale. I giovani si sposavano per loro volontà. Tutto ciò organizzato secondo un sistema pienamente meritocratico che non permetteva ostentazione del lusso.
L’evento fu celebrato con una raccolta poetica dedicata, nella quale i più importanti intellettuali di corte si prodigarono in versi encomiastici in italiano, latino, greco e… napoletano. Infatti, Carlo Rosini, Accademico Ercolanese protagonista culturale del tempo, tradusse il suo epigramma latino in vivacissimi versi napoletani, che ci parlano ancora oggi:
Ccà nun voglio sentì cuntraste e guaje;
Fora de ccà la brutta famma sia;
Fora lu vizio, ch’è chiù brutt’assaje:
Sfarzo nfra vui mperrò, putrunaria,
E nubertate nun se senta maje;
Paglietta e Tribunale arrasso sia.
Che si a mbruglià te ceca la mmalora,
Sai che pena t’attocca? Voca fora.
La “putrunaria” è il corrispettivo arcaico della nostra “appocundria”, mentre il “paglietta” a Napoli è il sedicente avvocato che staziona fuori dal Tribunale alla ricerca di cause (e infatti “arrasso sia” significa proprio “stai lontano”). “Voca fora” significa letteralmente “rema fuori”, motto proverbiale per dire “vai via”.
Questi versi, deliziosamente popolari, ci fanno capire come l’esperimento leuciano abbia stimolato le menti illuminate del tempo, rendendo possibile un ideale fino a quel momento solo filosofico.
di Gianmario Ricciardi
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