
Informare ha incontrato gli STEVIA, una giovane band emergente casertana per riflettere sulla mancanza di spazi e di possibilità per chi intraprende un percorso artistico nel nostro territorio. I ragazzi sono d’accordo: servono spazi fisici, prima ancora che artistici. A Caserta suonare significa spesso adattarsi: locali senza palco né impianto, cachet simbolici o inesistenti, repertori da piegare alle cover “che funzionano” sempre se sei già conosciuto. L’identità si comprime, l’entusiasmo si incrina. Il problema è strutturale: mancano luoghi pronti ad accogliere la musica – ma la cultura in generale – come investimento e non come semplice riempitivo serale. Dalla frustrazione è nato Basse Frequenze, festival organizzato in autonomia, uno spazio creato da chi non ne trovava. Un atto quasi necessario: se le porte restano chiuse, si costruisce una soglia nuova. Il risultato? Partecipazione alta, attenzione, voglia di restare. Segno che la città (e i suoi giovani) non è disinteressata, ma affamata di occasioni diverse dal solito giro tra bar e pizzerie. La loro richiesta è semplice e politica insieme: ascolto, continuità, visione a lungo termine. Perché una band può portare cinque persone oggi e cinquanta domani. Perché investire sui giovani significa evitare che il sabato sera diventi un biglietto di sola andata verso altre città. Caserta ha energie, idee, musicisti. Servono solo più spazi, e il coraggio di riempirli.
di Gianrenzo Orbassano
Molti casertani, soprattutto i più giovani, forse non ricorderanno che la cinquantesima edizione del Festival di Sanremo fu vinta da una band casertana, la Piccola Orchestra Avion Travel. Il gruppo nacque a Caserta nel 1980, e nella sua formazione classica era composto da Peppe Servillo alle voci, Ferruccio Spinetti al basso, Mimì Ciaramella alla batteria, Mario Tronco alle tastiere, Peppe D’Argenzio ai fiati e il compianto Fausto Mesolella alle chitarre. Già nel 1987 vincevano Sanremo Rock con“Sorpassando”, trovando poi la loro cifra artistica distintiva con l’album “Bellosguardo” del 1990. La loro crescente fama li porterà a confrontarsi con altre forme artistiche come il teatro e il cinema, componendo opere rock e colonne sonore. Nel 1998 gli Avion Travel parteciperanno per la prima volta al Festival di Sanremo con la canzone “Dormi e sogna”, che vinse il Premio della critica come miglior musica e arrangiamento. Ma è nel 2000 che il gruppo vide la sua consacrazione nella kermesse sanremese, quell’anno condotta da Fabio Fazio, con il brano “Sentimento”, un particolarissimo orchestrale con forti influenze dalla canzone classica napoletana. Il testo rimane uno dei più enigmatici e letterariamente elaborati tra tutti i vincitori del Festival:
“Sul mare luccica la luna in transito, biancheggia il corpo di una bestia acquamarina. […]
Diceva Ulisse… chi m’o ffafà? La strana idea che c’ho di libertà.”
I riferimenti letterari (la storia di Ulisse come simbolo di stanca libertà) e il potere immaginifico delle immagini evocate rendono questo testo una vera poesia in musica, e un orgoglio spesso sottovalutato della nostra città.
di Gianmario Ricciardi
Eccomi qui, a germogliare in questo cimitero. Tutti li descrivono come posti tetri, magari usati come sfondi di tante storie con mostri immaginari. Invece, i fiori come me gli danno un po’ di colore e gli unici racconti qui sono le vite di chi vi si è fermato per un lungo riposo. Mi sembra uno scherzo del destino nascere qui accanto a te, Alice. Tu che hai sempre sorriso a tutti e che, più di tutti, hai cercato di amare. L’amore, però, ci fa proprio brutti scherzi. A volte, troviamo chi ci corrisponda; altre volte, è un sentimento unidirezionale. Il problema è quando fingono che sia amore. Quando sembrano protettivi verso di noi, ma in realtà cercano solo di proteggere la loro debolezza. Perché tu eri forte Alice. Perché tu hai cercato in tutti i modi di salvare l’amore, hai dato una seconda possibilità. Chi di noi ha la forza di perdonare? Purtroppo, però, non tutti imparano a cogliere l’occasione, la sprecano e la calpestano. Ecco, se poi dovete sprecarmi e calpestarmi, allora non coglietemi proprio. Sono una mimosa che odia stare nelle mani di chi le mani non sa tenerle al loro posto.
di Marco Ciotti
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