
Nella cornice del Piccolo Bellini di Napoli, è in scena fino al 15 febbraio “Asfalto. Poema fisico e musicale per sette attori“. Il nome dello spettacolo racconta parte della trama: sette protagonisti sul palco, che recitano, ballano e cantano, e che finiscono per intrecciare le rispettive storie personali con l’avvenimento tragico con il quale si apre la rappresentazione teatrale, la morte di un rider sulle strade di Napoli dopo un incidente. È proprio il capoluogo partenopeo ad essere al centro dello spettacolo, il quale riesce ad offrire allo spettatore una serie di interpretazioni diverse e spunti di riflessione.

Già quando il pubblico prende posto pochi minuti prima dell’inizio, è possibile vedere il rider steso a terra, morto, e con il volto insanguinato, durante la consegna di una pizza. Rider che si scoprirà nel corso dello spettacolo essere poi immigrato, nordafricano, probabilmente costretto ad arrivare in Italia con la speranza di un buon posto di lavoro. La situazione lavorativa nella quale versano questi “trasportatori di pizze e fast food” è pressoché la stessa in Italia, obbligati a fare il maggior numero di corse possibili durante l’arco di una serata per guadagnare più soldi
Si tratta costantemente di una corsa contro il tempo, corsa costata cara al protagonista, diretta testimonianza del ritmo caotico di città come Napoli. Una riflessione scaturita anche durante il percorso di ritorno verso casa una volta finito lo spettacolo, quando un rider, con una mano sul manubrio dello scooter e l’altra impegnata probabilmente ad inviare messaggi Whatsapp, ci passa davanti senza fermarsi al segnale di “stop”, innescando quasi un incidente.
“Asfalto” è firmato da Michela Lucenti con Balletto Civile per la Compagnia Bellini Teatro Factory, e si aggira intorno ad una domanda: chi siamo noi che restiamo? Si tratta di un poema fisico e musicale diviso in sette monologhi, sette corpi, sette voci, sette angolazioni sullo stesso istante, cioè la morte del rider. La trama non è lineare, ma c’è un filo rosso che cuce le esperienze dei protagonisti, mentre la parola diventa spoken-word, appoggiandosi al respiro e al ritmo dei performer.
Il gruppo, formato da Sofia Celentani Ungaro, Cristoforo Iorio, Tarek Ismail, Valeria Martire, Giuseppina Ruggiero, Luigi Savinelli, Lucia Straccamore, lavora come un organismo unico. L’assistenza alla creazione di Maurizio Camilli e la drammaturgia di Balletto Civile con i testi di Emanuela Serra tengono insieme fisicità e linguaggio. Non è estetica del dolore, è responsabilità del punto di vista: chi conosce il ragazzo, chi passa per caso, chi pensa ad altro mentre il tempo di uno si ferma. La musica di Antonio Della Ragione (con la collaborazione di Rainer Monaco) è metrica, percussione urbana, battito cardiaco che accelera e si spegne. Le scene sono essenziali e mobili.
“Asfalto”, come già detto, mostra una comunità giovane che fa i conti con la metropoli contemporanea, con il vuoto lasciato da una vita interrotta mentre tutto intorno continua come se niente fosse. È uno spettacolo che ti mette a distanza ravvicinata dall’unica verità che conta: la vita è fragile, e la città non si ferma. Sta a noi decidere se restare spettatori o farci comunità.
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ph. Flavia Tartaglia
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