
Nell’Italia di oggi gli asili nido è un modello tremendamente in crisi. Costi altissimi, orari che mal si conciliano con i ritmi lavorativi alimentano un paradosso: un sistema che sembrava sommerso dalle richieste ora sta trovando un suo equilibrio (disastroso, perché raggiunto non aumentando l’offerta ma facendo precipitare la domanda), ed è arrivato all’estremo di non riuscire nemmeno a riempire quei posti considerati fino a poco tempo fa dannatamente scarsi.
In sintesi: rette salate, orari poco flessibili e posti risicati: lasciare i propri figli all’asilo nido è ancora un lusso che poche famiglie possono permettersi. Per tutte le altre, spesso l’unica soluzione è fare affidamento sui nonni, per chi li ha.
Secondo l’indagine condotta da Altroconsumo sulle città di Milano, Roma, Torino, Firenze, Bologna, Genova, Napoli e Palermo, la retta media mensile per un asilo nido pubblico si aggira sui 500 euro per una famiglia con un Isee di 30 mila euro che abita a Milano e Torino, poco meno a Firenze. Un quinto dello stipendio, insomma, va via solo per l’asilo nido.
A questo si aggiunge il fatto che i posti sono carenti e che gli orari di apertura sono poco flessibili e spesso incompatibili con le esigenze lavorative dei genitori. Un problema che viene in parte risolto nei nidi privati, caratterizzati da fasce orarie maggiormente adattabili alle esigenze. Ma la retta media sale drasticamente: 640 euro al mese, con un picco di 800 euro mensili a Milano.
L’Italia non garantisce un numero di posti nei servizi per l’infanzia adeguato allo standard europeo, fissato dal Consiglio Europeo di Barcellona del 2002. Nel mentre, l’Europa si è, però, data nuovi obiettivi: il 45% di bambini frequentanti servizi educativi di qualità entro il 2030.
Il nostro Paese, con una copertura del 28%, è in netto ritardo se si considera la media UE del 37,9%, nello specifico, tra i Paesi più virtuosi troviamo l’Olanda con una copertura del 74%, la Danimarca con il 69,1%, Francia e Spagna con una copertura di oltre il 50%.
Nel Pnrr, l’Italia si è impegnata a realizzare 150 mila nuovi posti nei nidi, centomila in meno rispetto ai 250 mila che erano stati ipotizzati anche per ridurre il divario territoriale aumentando i posti al Sud.
Lo scopo è quello di portare la copertura dei nido al 33% non può bastare. È necessario garantire a tutti i bambini l’accesso ai servizi per l’infanzia ad un costo sostenibile.
La richiesta di Altroconsumo per capire le richieste dei genitori si è rivolta alla community di ACmakers coinvolgendo mille intervistati e ciò che è emerso è la necessità di ripensare a sistemi di welfare per le famiglie.
In particolare la maggior parte degli intervistati ha richiesto: di aumentare le strutture e i posti disponibili negli asili, norme che diano maggiore flessibilità lavorativa e contributi da parte dello Stato nel pagamento della retta e orari più rispondenti alle esigenze lavorative, soprattutto in estate. Se a luglio solo il 2% dei nidi chiude del tutto, il 12% per qualche settimana e l’86% rimane aperto, ad agosto risulta essere chiuso il 93% degli asili nido.
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