
L’Assegno di Inclusione (ADI) è il nuovo nome che il governo Meloni ha dato al Reddito di Cittadinanza, che fu la nuova denominazione che i pentastellati diedero al REI, il Reddito di Inclusione del governo Renzi. Questi cambiò il nome al preesistente SIA, il Sostegno per l’Inclusione Attiva. La forma è sostanza, almeno così dovrebbe essere, tranne che in questo caso. Cambiano il nome, ma la funzione rimane la stessa: aiutare i nuclei familiari in difficoltà economica. Ma a tanti cittadini in questi giorni è stato sospeso l’ADI. Non sanno il motivo né è facile apprenderlo presso i centri per l’impiego, oberati di richieste e scarsi di personale e di informazioni.
Il governo Meloni, dopo aver sospeso definitivamente il Reddito di Cittadinanza a chi ha capacità lavorativa, sostanzialmente ai cittadini tra i 18 e i 60 anni, ha introdotto regole stringenti per richiedere l’ADI. Al rispetto di queste regole sovrintendono i Centri per l’Impiego, con una burocrazia sempre più complicata. I percettori dell’ADI devono presentarsi presso gli uffici preposti ogni 90 giorni, pena la sospensione del sussidio. Ma il personale dei centri per l’Impiego è scarso e non riesce a gestire tutte le richieste. E i cittadini, non potendo confermare il loro stato di necessità, sono privati dell’assegno, che garantisce un reddito spesso usato per garantire le condizioni minime per una vita dignitosa. Con l’ADI la maggior parte dei beneficiari paga l’affitto e le bollette e permette ai figli, spesso minori, di andare a scuola.
La situazione è particolarmente critica nei centri della provincia, soprattutto a Frattamaggiore, Casoria, Afragola e Giugliano, che sono i comuni più numerosi dell’hinterland. E qui i cittadini esasperati prendono letteralmente d’assalto gli uffici a volte scontrandosi anche fisicamente con il personale. E non di rado intervengono le forze dell’ordine per garantire l’incolumità degli addetti.
Le sigle sindacali, per far sentire la loro voce, hanno proclamato lo stato di agitazione. Hanno aderito la UIL FPL, la CGIL FL e CSA, che lamentano la scarsità di personale dei centri per l’impiego e le condizioni di un lavoro ormai a rischio per la rabbia dei cittadini che temono di perdere definitivamente l’ADI, e non per colpa loro. «Ci sono stati gravi problemi di ordine pubblico presso gli uffici dei Centri per l’impiego dell’area Metropolitana di Napoli, a opera di migliaia di persone beneficiari dell’Assegno d’inclusione», dicono i segretari metropolitani dei sindacati, Luciano Lazzaro, Annibale De Bisogno e Vittorio D’Albero. «Anche oggi- spiegano – si sono verificati seri problemi di ordine pubblico legati all’accesso di una utenza straordinariamente numerosa e preoccupata dal pericolo di vedersi sospesa o peggio cancellata una misura di welfare per loro essenziale».
«Occorre intervenire – prosegue la nota congiunta – prima che la descritta emergenza sociale, i problemi di ordine pubblico e di sicurezza dei lavoratori, i casi di minacce e violenze, sfocino in episodi ben più gravi. Ci vediamo quindi costretti a proclamare lo stato di agitazione del personale ai sensi della L. 146/90».
FP CGIL, UIL FPL e CSA chiedono di far slittare al 31 dicembre 2024 il termine per la sottoscrizione dei Patti di attivazione per consentire di gestire l’utenza in maniera programmata, evitando flussi
incontrollati. «Nelle more – conclude la nota – al fine di garantire una condizione di lavoro in piena sicurezza, al momento fortemente compromessa, si chiede di porre in essere da subito un’organizzazione del lavoro che intensifichi il ricorso al lavoro agile, aumentando la gestione dell’utenza in modalità telematica».
«Siamo qui dalle 3,15 di questa notte, con i bimbi che dormono nelle macchine. In attesa non di essere ricevuti, ma di poter prenotare un appuntamento che non sappiano quando arriverà» dice un cittadino intervistato fuori il centro per l’impiego di Giugliano. «Siamo venuti all’una di notte, con tre bambini nella macchina – dice una mamma -. Stanno sospendendo l’ADI e non sappiamo perché». Un’altra donna, con grande compostezza, dice: «Chiediamo informazioni, ci mandano solo avanti e indietro. Devi fare le nottate per prendere un numero di prenotazione per poi capire se qualcuno ti spiega qualcosa. Al sito non è possibile reperire informazioni perché risulta bloccato».
Un altro utente mostra l’SMS ricevuto dall’INPS: “Si informa l’utenza che dal giorno giovedì 29 agosto e fino a nuova determinazione è sospeso il sistema di prenotazione degli appuntamenti da parte dei cittadini». «Questo comporta che i cittadini che hanno avuto sospeso l’ADI – dice Annibale De Bisogno, segretario provinciale UIL FPL – sono arrabbiatissimi, stanno provando a prenotare, non riescono a farlo, vengono al centro per l’impiego arrabbiati perché senza una prospettiva di risoluzione del problema, rompono tutto e se la prendono con i dipendenti che sono l’ultimo anello della catena e non c’entrano nulla».
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