
L’assegno unico secondo Giorgia Meloni potrebbe subire una “ristrutturazione” in vista della nuovo manovra economica. Come sempre, non mancano smentite tempestive, dichiarazioni social degne di una litigata tra dodicenni su Facebook . Ma la domanda rimane: davvero il governo Meloni ha deciso di mettere mano a questa misura tanto voluta da Mario Draghi ai tempi del suo governo, o è solo un’altra “telenovela” politica?
L’assegno unico per i figli, introdotto dal governo Draghi, è stato salutato come una piccola rivoluzione nel mondo del welfare italiano. Finalmente, si diceva, un aiuto concreto per le famiglie. L’obiettivo era chiaro: dare sostegno a tutti senza distinzione di parametri. Ma adesso sembra che l’assegno unico possa subire un drastico makeover firmato Giorgia Meloni.
Secondo alcune voci, il governo starebbe pensando di ridistribuire i fondi, tagliando alcune quote per le famiglie con redditi più alti e spostando risorse verso chi ha più figli o chi può vantare una storia lavorativa “solida” in Italia. Insomma, sembrerebbe un ritorno al concetto di “meritocrazia” anche nella procreazione vista la volontà, più volte espressa da parte del governo Meloni, di volere più madri italiane.
Arrivata però subito la smentita: il Ministero dell’Economia ha già messo le mani avanti, con un bel “non è vero“. Però, se c’è una cosa che abbiamo in questi due anni è che le smentite nella politica di centrodestra italiana ha la solidità di un castello di sabbia.
Affrontiamo una realtà innegabile: in Italia, il welfare state è sempre stato una promessa disattesa. A differenza di molti altri Paesi europei, dove esiste un sistema strutturato e consolidato di protezione sociale, da noi la rete di sostegno sembra più una coperta corta che lascia fuori sempre qualcuno. E l’assegno unico anche nella possibile variante Meloni è stato un tentativo di risolvere questo vuoto, ma la strada è davvero in salita.
Il vero problema in Italia è che il concetto di welfare viene spesso trattato come una variabile fastidiosa che se viene realizzata lo si fa solo per determinati soggetti per via di qualche promessa elettorale (la tipica è quella sulle pensioni), modificabile a seconda delle convenienze politiche del momento. Un vero welfare state implica un sistema ampio e inclusivo, che garantisca protezione sociale in tutte le fasi della vita, indipendentemente dalla posizione lavorativa o dal reddito. Ma qui, ciò che viene proposto somiglia più a un puzzle di misure temporanee e frammentate e che non riescono a concretizzare quello che si prefiggono.
Pensiamo per un attimo ai paesi nordici, dove l’intervento dello Stato è sistematico e garantisce un sostegno costante e non discrezionale. In Italia, al contrario, il welfare è soggetto a tagli, riduzioni e riorganizzazioni continue, spesso giustificati da crisi economiche o dalla ricerca di equilibri di bilancio: tagli evitabili con una giusta tassazione.
Nonostante le voci di corridoio e le preoccupazioni, la premier Giorgia Meloni è intervenuta prontamente sui social, dichiarando che non ci sarà alcuna abolizione dell’assegno unico. Un bel video condiviso sui social con il ministro dell’Economia Giorgetti al suo fianco: “Non aboliremo l’assegno unico Meloni“, ha specificato mentre spiegava che il governo sta lavorando per un’Italia migliore e più giusta.
Le politiche di welfare italiane sono spesso selettive, e chi si trova in situazioni meno favorevoli finisce per essere escluso da misure che, in teoria, dovrebbero aiutarlo. Se l’assegno unico verrà ritoccato per favorire solo le famiglie più “tradizionali” o con un solido background lavorativo, chi non rientra in questi canoni resterà ancora una volta ai margini. Non parliamo solo di famiglie a basso reddito, ma anche di quelle con lavori precari, con pochi figli, o con una condizione lavorativa incerta.
Se davvero l’assegno unico sarà ritoccato, c’è il pericolo di penalizzare quelle stesse famiglie che ne avevano più bisogno e che non risultano tradizionali E se a questo aggiungiamo la necessità di “combattere contro l’Europa”, perché a quanto pare, Bruxelles vorrebbe che questo assegno fosse destinato anche agli immigrati, capiamo bene che l’Italia potrebbe trovarsi, ancora una volta, in un soluzione senza via d’uscita.
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