
La realtà universitaria partenopea rappresenta da sempre un complesso pastiche di storia, ideologia politica e attivismo sociale nella forma più variegata e spesso divisiva possibile. A questo punto ci chiediamo: qual è lo stato di salute attuale delle associazioni e dei collettivi unversitari di Napoli?
Per comprendere cosa significhi avvicinarsi alle sigle associative e giovanili di Napoli, è necessario analizzare la storia di un movimento politico e culturale che affonda le sue radici nelle vicende che hanno contraddistinto uno dei periodi fra i più violenti e difficili del ‘900: gli anni di piombo. I collettivi universitari così come le associazioni in generale spesso rappresentano realtà apertamente schierate, principalmente di sinistra, ma anche legate alla destra.
In misura simile alle altre città universitarie italiane, le associazioni napoletane non riflettono l’attuale condizione dei partiti politici e della lotta politica in generale ai giorni nostri: tutto sembra essersi infatti bloccato agli anni ’70, quantomeno a parole, mostrando spesso e volentieri un’incoerenza fra ciò che viene professato e ciò che invece viene compiuto a livello pratico.
Giovani che agiscono certamente in linea con volontà nobili, ma decontestualizzandole rispetto alla realtà in cui vivono e che spesso portano avanti metodi di dissenso, divisione e lotta ormai obsoleti, allontanandosi dalle stesse masse a cui cercano di far riferimento, allo stesso modo in cui i partiti dell’attuale centro-sinistra hanno fatto negli anni. Nonostante questa possa apparire un’aspra critica al movimento studentesco napoletano, è innegabile che la passione e il lavoro portati avanti dagli studenti abbia nel tempo portato dei risultati, seppur minimi. La reale problematica è che questi ultimi restano spesso e volentieri circoscritti unicamente al ristretto ambiente studentesco e “borghese”, mentre il lavoro effettuato raggiungere obiettivi più ampi, sovente fallisce, creando così un mondo a sé stante, slegato dal complesso tessuto economico e sociale della città di Napoli.
L’ambiente culturale e studentesco nel quale invece si muovono le liste e le associazioni universitarie candidate alle elezioni, è leggermente più complesso di quello dei collettivi. Apartitico in parte, ma sempre politico, l’ambiente universitario è minato costantemente da inutili divisioni, nonostante la matrice di base su cui si fondano tutte le associazioni napoletane sia la stessa, finendo per rappresentare una realtà estremamente litigiosa. La giovane matricola si avvicina ad una associazione piuttosto che ad un’altra spesso tramite conoscenze ed amicizie, finendo poi per prendere parte ad una ambiente ostico e poco sereno, incline a creare inimicizie fra i ragazzi pur di assegnarsi la paternità di ogni iniziativa utile agli studenti stessi.
La condizione di associazioni e collettivi a Napoli rappresenta certamente un’espressione piena e variegata delle soggettività politiche e culturali che animano la città partenopea, ma i problemi rispetto alla loro attività restano molteplici. A partire dall’inesperienza nel campo della comunicazione e della propaganda, che restano ancorate a vecchie glorie del passato, per finire a inutili personalismi che raggiungono i propri picchi durante le elezioni universitarie.
Nonostante ciò, come già precedentemente riferito, la realtà politica universitaria napoletana, con tutti i suoi difetti, le sue divisioni e le sue imperfezioni, resta ad ogni modo un centro nevralgico ed un laboratorio culturale per i più giovani, riuscendo a far avvicinare alla politica perfino le generazioni che più se ne stanno allontanando. Una politica diversa, lontana da partiti e schede elettorali, certo, ma pur sempre politica.
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