
Il Comune di Napoli ha avviato la procedura per assumere 128 maestre di asili nido e scuole dell’infanzia, con contratti a tempo determinato fino al 30 giugno. All’appello, però, hanno risposto soltanto 89 candidate. Mancano circa 40 figure, che l’amministrazione tenterà di recuperare con una seconda tornata di convocazioni. Si tratta in gran parte di posti di sostegno e di sezioni dell’infanzia. Tuttavia, le graduatorie specifiche per il sostegno sono esaurite da tempo, e così Palazzo San Giacomo ha deciso di “pescare” da un elenco che riguarda gli istruttori socio-educativi di nido, stilato dopo un concorso di due anni fa e che conta ancora 350 idonei. Una misura d’emergenze che sembra essere diventata normalità.
Festeggia il Comune partenopeo. “Si tratta di un passo fondamentale per garantire un servizio educativo di qualità e rispondere in modo efficace alle esigenze delle famiglie”, recita la nota del Municipio. L’assessora all’Istruzione, Maura Striano, sottolinea invece che l’inserimento di nuove educatrici rappresenta “un investimento concreto nel futuro della comunità e un segnale tangibile di attenzione verso le famiglie, alle quali offriamo maggiore continuità educativa e supporto”. Il messaggio è chiaro: il Comune legge queste assunzioni come un segnale di rilancio del sistema educativo. Ma la realtà dei numeri racconta anche altro. La Cisl Fp, con Agostino Anselmi, plaude all’iniziativa, ma evidenzia due problemi. Il primo è la tempistica: “Si poteva anticipare visto che l’anno scolastico è già iniziato”. Il secondo è più strutturale e riguarda la stabilizzazione di queste figure professionali, che si ritrovano a coprire solo buchi e che restano precarie.
Il sistema è fragile e presenta una miriade di problemi. In primis, come scritto poc’anzi, i contratti sono troppo brevi. Nel caso di Napoli la scadenza è fissata al 30 giugno e quindi essi non garantiscono attrattività, motivo principale per cui è rimasto un vuoto di circa 40 figure. Come si garantisce in questo modo continuità educativa a bambini e famiglie se i contratti terminano a fine anno scolastico? C’è poi la questione, probabilmente più importante, che riguarda i profili delle professioniste da assumere: in graduatoria non figurano insegnanti di sostengo, e quindi ci si rivolge ad educatrici di nido, figure però non adatte a ricoprire quello specifico ruolo. La domanda sorge dunque spontanea: “Va bene assumere, ma chi entra veramente nelle classi?”. Altro problema, come sottolineato da Anselmi, è la tempistica, perché ad ogni settembre la città si trova a rincorrere l’avvio dell’anno scolastico tra ritardi di assunzioni e scuole chiuse per lavori, con bimbi e famiglie in bilico fino all’ultimo giorno. Mancano una buona programmazione, organizzazione e, soprattutto, stabilizzazione.
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