
Chi lo avrebbe mai immaginato che in provincia di Caserta vengono realizzati motori che vanno a finire su aerei che muovono tantissime persone e merci? È per questo che siamo andati a scoprire cosa ci ha raccontato Angela Pozzi, ingegnere ed imprenditrice impegnata, insieme al socio ing. Giuseppe De Tommaso, nella gestione dell’azienda ATM – Advanced Tools and Mouldes. L’ing. Pozzi rappresenta un’azienda che lavora in un settore che nasce da una storia ad altissima specializzazione come l’aerospazio; con una realtà industriale che attraversa più generazioni.
«Le nostre aziende, per il settore in cui operano, hanno avuto da sempre una vocazione poco artigianale: precisione industriale e cura del dettaglio sono nel nostro DNA. Negli ultimi vent’anni abbiamo accelerato una trasformazione profonda, spinta dagli standard qualitativi e tecnologici del nostro mercato, senza perdere quel “ben fare” che ci contraddistingue. Abbiamo investito in qualità e tracciabilità, innovando processi e prodotti e lavorando sulle competenze, per passare dal “costruire bene” al “qualificare e ripetere” secondo standard internazionali. In parallelo abbiamo aperto l’azienda all’ecosistema, università, centri di ricerca e il Distretto Aerospaziale della Campania, portando in casa metodi, test e reale trasferimento tecnologico. In sintesi: tradizione sì, ma incardinata in processi, certificazioni e R&D che ci rendono un partner affidabile a livello europeo».
«Conta tantissimo: “produrre bene” oggi è il punto di partenza, non il traguardo. Entrare nella fase progettuale significa influenzare architetture, materiali e processi fin dall’inizio, riducendo peso, costi e rischi di industrializzazione. Per una PMI del Sud è anche un modo concreto per salire nella catena del valore: non vendi solo ore macchina, ma knowhow, metodi e responsabilità sul risultato. In ATM lavoriamo così: partiamo dal requisito, progettiamo attrezzaggi e definiamo piani prova fino alla qualifica secondo norme internazionali».
«Le collaborazioni che hanno inciso di più sono quelle che hanno unito ricerca di base e trasferimento rapido in azienda. Penso al Distretto Aerospaziale della Campania, che ci ha dato un contesto sistemico per progetti multilaterali, e alle Università Federico II, Vanvitelli e Salerno insieme a CIRA/CNR, con cui abbiamo sviluppato materiali e processi poi trasformati in prodotti e componenti qualificati. Con i grandi player industriali, il valore è stato parlare lo stesso linguaggio: requisiti, qualità e tempi certi. Queste partnership ci hanno permesso di scalare dall’idea al prototipo e alla preserie con maggiore velocità e affidabilità. Cosa manca per rendere stabile il rapporto in Campania, sicuramente una pipeline continua di progetti con meccanismi di cofinanziamento snelli e cicli di valutazione rapidi».
«Perché qui convivono tre ingredienti rari: una filiera completa, un capitale umano solido e la pressione a risolvere problemi reali. In Campania l’aerospazio ha università e centri di ricerca di alto livello, PMI specializzate e grandi player: questo crea un ecosistema dove la competenza passa dal laboratorio alla fabbrica con naturalezza. La tradizione manifatturiera e la scuola dell’ingegneria hanno costruito tecnici e ingegneri abituati alla qualità, alla metrologia e alla responsabilità di consegnare. In più, operare in un contesto spesso raccontato per le emergenze ti obbliga a essere efficiente, creativo e affidabile: qualità che nel nostro settore fanno la differenza. Il risultato è che, lontano dai riflettori, si sviluppano tecnologie e prodotti competitivi a livello internazionale».
«Competere all’estero significa dimostrare, con fatti e dati, che i nostri processi sono ripetibili e conformi agli standard dei grandi OEM: qualità, tracciabilità, controllo di processo e capacità di auditare i fornitori a nostra volta. Per noi è stato un cambio di mentalità: non solo “fare bene”, ma documentare, misurare e migliorare in modo continuo, parlando la lingua dei requisiti e dei piani di qualifica. Gli ostacoli più duri? La burocrazia e i tempi delle autorizzazioni, le infrastrutture logistiche che incidono su lead time e costi, e l’accesso al credito per sostenere investimenti in macchine, certificazioni e working capital. C’è anche un tema di reputazione del territorio: lo affrontiamo portando clienti in stabilimento, superando gli stereotipi con audit superati e performance puntuali. Sul capitale umano, la sfida è attrarre e trattenere tecnici specializzati: investiamo in formazione, percorsi di crescita e collaborazione strutturata con le università».
«Direi che non esistono “mestieri per uomini”: esistono passioni da coltivare e problemi reali da risolvere, l’ingegneria non è lontana ma è fatta di scelte quotidiane e di pazienza. Io sono partita da Aversa, la mia città: liceo classico, poi Ingegneria Meccanica con lode, una tesi sui materiali per l’aerospazio e un dottorato sui compositi. Più avanti ho aggiunto un Master in Business Aministration per unire competenze tecniche e visione manageriale. C’è però un punto personale che ha contato più di tutto: la mia famiglia. Mio padre Alfredo, ingegnere meccanico e industriale nel settore aerospazio, ha creato il terreno su cui ho potuto crescere ed evolvere. Non è più con me fisicamente, ma i suoi insegnamenti restano il fondamento del mio modo di lavorare e di vivere: è stato il mio mentore, la mia bussola».
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