
Oggi quasi il 90% degli italiani è connesso ogni giorno, e quasi la metà passa online più di quattro ore al giorno. Tuttavia in pochi sanno come fruire notizie e comportarsi nel web.
A rivelarlo è l’ultimo rapporto Agcom sui comportamenti digitali, che mostra quanto la rete sia diventata snodo centrale di ricerca delle notizie, di condivisione di opinioni e contatto con amici e familiari. Ma questa grande presenza digitale impone anche una riflessione: attenzione a odio e fake news, fenomeni che rischiano di intaccare la qualità dell’informazione e il clima sociale.
Dietro la massiccia presenza online, si nasconde un dato preoccupante. Quasi due terzi degli italiani hanno conoscenze scarse o nulle sugli algoritmi che governano le piattaforme digitali. Questo significa che molte persone ignorano come i contenuti vengano selezionati e proposti, alimentando un sistema dove è più facile cadere vittime di disinformazione o contenuti estremisti. Ecco perché serve più che mai attenzione a odio e fake news, specialmente per chi si informa solo online. La maggioranza degli italiani si dice preoccupata da vari aspetti legati all’ambiente digitale e oltre quattro su dieci indicano come maggiore fonte di ansia proprio l’odio online, il cyberbullismo e la diffusione di notizie false. Inoltre, anche se molti genitori tentano di proteggere i figli, imponendo regole sull’uso del web, solo pochi parlano apertamente con loro di quello che accade online.
Rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia mostra un livello di consapevolezza digitale inferiore alla media. In nazioni come Germania, Svezia o Olanda, l’alfabetizzazione agli algoritmi e ai meccanismi della disinformazione è più diffusa, grazie a programmi educativi avviati già da diversi anni. Tuttavia, anche lì il problema non è risolto: anche in questi Paesi si registrano episodi di hate speech e campagne di fake news, specie in momenti delicati come le elezioni. La differenza è che altrove c’è più sensibilità pubblica e maggior dialogo tra istituzioni, scuole e famiglie. Per questo, se vuole recuperare terreno, l’Italia deve investire seriamente nell’alfabetizzazione digitale.
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