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Autonomia, l'immagine delle bandiere regionali in Parlamento è una pugnalata al tricolore

Donato Di Stasio
Donato Di StasioRedazione Informare
20 giugno 20244 min di lettura

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Autonomia, l'immagine delle bandiere regionali in Parlamento è una pugnalata al tricolore

Indice (2)

  • 1L’Italia divisa non soltanto in due, ma in venti
  • 2Autonomia: le bandiere mostrate in Parlamento sono una pugnalata al paese

Alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle hanno scritto e chiesto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di non firmare la legge sull’Autonomia Differenziata e di rispedirla alle Camere. È l’ultima news di una telenovela politica che negli ultimi anni è diventata sempre più infuocata e che sembra aver raggiunto il capolinea: la riforma che “concede più potere” alle regioni su diverse materie è stata approvata ieri mattina dalla maggioranza di governo alla Camera dei Deputati, dopo aver ottenuto il via libera anche al Senato. Il provvedimento è dunque ormai realtà, ma l’opposizione, o almeno una sua componente, spera ancora in un possibile dietrofront, capitanato proprio dal Capo dello Stato italiano. Ebbene sì, perché è proprio dell’Italia che si parla, di quel tricolore quasi spazzato via dalle immagini delle bandiere regionali che si sono succedute in Parlamento poco più di 24 ore fa.

L’Italia divisa non soltanto in due, ma in venti

Quando ci si concentra sul tema, o meglio sulla legge, dell’Autonomia Differenziata, bisognerebbe farlo partendo da una premessa che quasi nessuno ha sollevato: l’Italia non correrà soltanto a due velocità, Nord e Sud del paese, bensì a venti, ognuna delle quali corrisponderà ad una regione. È ormai risaputo che la riforma conferirà “condizioni particolari di autonomia” su ben 23 ambiti, i più importanti dei quali sono la sanità, l’istruzione, l’ambiente, lo sport, la cultura, i trasporti e il commercio estero. La minoranza di governo fa bene ad essere preoccupata, in quanto al giorno d’oggi i Lep delle diverse regioni, Livelli essenziali delle prestazioni, ossia il requisito, nonché lo strumento, alla base delle negoziazioni con lo Stato Centrale per poter chiedere maggiore autonomia, presentano disparità abbastanza ampie tra loro. E nelle regioni con la percentuale più bassa di questi livelli si dovrà trovare un modo per finanziarli, il che potrebbe gravare ancora di più sulla situazione del singolo territorio.

Discorso simile per i Lea, Livelli essenziali di assistenza sanitaria, antecedenti ai Lep. Nel periodo 2010-2019 essi hanno registrato dati e statistiche assai disparate: Emilia-Romagna 93,4%, Lombardia 87,4%, Piemonte 87,6%, Calabria 59,9%, Campania 58,2%, Sardegna 56,3% (Fonte Fondazione Gimbe). I numeri potrebbero dunque far riflettere in primis sulla spaccatura più evidente tra Settentrione e Meridione per quanto riguarda i settori sopra citati. Accadrà sicuramente nel breve-medio termine, molto probabilmente anche nel lungo. È evidente però che con il disegno di legge Calderoli ci saranno differenze nello stesso Sud del paese, tra una regione e un’altra.

Autonomia: le bandiere mostrate in Parlamento sono una pugnalata al paese

Torniamo ai fatti e alla cronaca. Subito dopo la votazione in Parlamento, che ha dato il la all’approvazione della riforma sull’autonomia, alcuni parlamentari di maggioranza hanno sventolato diverse bandiere regionali, in particolare quella della Lombardia, del Piemonte e della Calabria, mentre parte dell’opposizione ha cominciato a cantare all’unisono l’inno di Mameli. L’esposizione dello stendardo calabrese è la dimostrazione del fatto che ci sia anche una fetta di deputati e senatori originari o residenti al Sud favorevoli all’Autonomia. A prescindere dalla posizione geografica delle tre regioni e dai benefici, sicuramente non ugualitari, che la legge apporterà ai territori, il gesto di mostrare qualsiasi bandiera diversa da quella italiana dimostra che gli interessi dell’uno (in questo caso di una regione) siano prevalenti rispetto a quelli di tutti, della comunità (l’Italia intera), almeno per gli individui protagonisti dell’azione.

Il messaggio, non diretto, che è possibile ricavare ed estrapolare dai fatti di ieri mattina è simile al dire: “Questa riforma mira a perseguire finalità che interessano il nostro orticello, non quello degli altri”. Una pugnalata all’unità del paese, al tricolore, a coloro che si sentono prima italiani e poi campani o lombardi. Così non è più bello essere italiani.

Tags
  • #Autonomia
  • #bandiere
  • #Parlamento
  • #riforma
Donato Di Stasio
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