
L’Italia, nell’ultimo periodo, è afflitta da un problema che per quanto possa sembrare banale, non è per niente scontato. Parliamo di denatalità, un fenomeno preso poco in considerazione dai media e dalle testate giornalistiche italiane, ma che potrebbe rappresentare un serio problema per aspetti quali l’economia ed il cambio generazionale. Se la popolazione media attiva si riduce, il PIL a sua volta diminuisce. Quando vi sono conseguenze negative economiche o sociali, uno dei rischi maggiori, nel caso della denatalità, è quello di ritrovarsi una parte della popolazione che assorbe più risorse di quante ne produce. Avere un figlio è ormai diventata un’utopia.
Ma che cos’è la denatalità? Nel suo significato più preciso, viene definita nella statistica demografica, la diminuzione delle nascite, di conseguenza la tendenza della natalità a ridursi nel tempo. Tra le cause maggiori in Italia di denatalità, statisticamente parlando, l’80% di questa riduzione si deve a quello che viene chiamato “effetto struttura”, ovvero la minore numerosità e dalla composizione per età delle donne. Il restante 20% viene associato ad una bassa fecondità nelle donne sempre più importante. La più alta fecondità in Italia è registrata in Trentino Alto Adige con un valore pari a 1,51 figli per donna. Le regioni a seguire, Sicilia e Campania, registrano valori molto più bassi, rispettivamente 1,35 e 1,33 Continuando a parlare di numeri, secondo i dati ISTAT, la natalità è al minimo storico mentre la mortalità è ancora elevata, creando un dislivello non indifferente: meno di 7 neonati e più di 12 decessi per 1000 abitanti. Secondo i dati indicatori ISTAT 2022, quest’ultimo può considerarsi l’anno in cui i nati sono scesi, per la prima volta dall’unità d’Italia, sotto la soglia delle 400mila unità, attestandosi a 393mila.
Dati alla mano, la popolazione residente in Italia al 1° gennaio 2023 è di 58 milioni e 851mila unità, 179mila in meno sull’anno precedente, per una riduzione pari al 3‰. Per quanto riguarda la popolazione di cittadinanza straniera al 1° gennaio 2023 è di 5 milioni e 50mila unità, in aumento di 20mila individui (+3,9‰) sull’anno precedente. Proprio qualche giorno fa si è però registrato un importante evento presentato dalla SIGO, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia ovvero “Natalità: work in progress. Insieme per una nuova primavera demografica”, tenutosi il 14 settembre a Roma presso la Sala Regina della Camera dei Deputati. Il convegno ha voluto riunire i rappresentanti del mondo politico e delle istituzioni, le aziende farmaceutiche, le società scientifiche, le associazioni di volontariato e il mondo sindacale. La necessità di riunire vertici di vari e numerosi ambiti è dovuta dal fatto che oltre ai dati statistici, ci sono altri motivi, di maggiore importanza che rendono un’elevata natalità un ricordo lontano. La società italiana che viviamo al momento rende quasi impossibile ad una giovane coppia, crescere un bambino sano in grado di ricevere attenzioni sanitare, scolastiche e sociali.
Tra i maggiori problemi vi sono i costi della vita dei primi anni di un neonato, o anche come stiamo vedendo oggi, la difficoltà di molte famiglie nell’acquistare materiale scolastico per via di un rincaro sempre più pesante. Ritornando ai numeri, tra le cause, il 40% afferma sia per fatica, il 33% per difficile conciliazione tra lavoro e famiglia. Basti pensare, ad esempio, a quante aziende non concedano ancora aiuti o agevolazioni adeguate in caso di paternità o maternità. Continuando il totale, vi è un 26% che non vuole figli a causa della mancanza di supporto ed un altro 26% che si esime dal procreare per via della scarsità dei servizi esistenti. Insomma in Italia non si fanno più figli principalmente per un problema economico. I giovani non hanno la possibilità di crescere un figlio e lo stato non garantisce gli aiuti necessari affinché una coppia possa procreare in tutta tranquillità economica e lavorativa. Dunque è giusto sfatare il mito “i giovani non fanno figli perché non ci sono più i valori di una volta”.
Chiariamo, i giovani non fanno figli perché ad oggi anche fare la spesa nei discount più economici è diventato un lusso. Se si pensa ad un altro problema lampante, come il rincaro degli affitti, come può un giovane pensare di crearsi una famiglia se riesce a stento ad arrivare a fine mese? Risulta inoltre opportuno ricordare che un figlio è un enorme responsabilità al quale va garantito il diritto alla salute ed all’istruzione, ed in futuro anche il diritto al lavoro. Sarebbe egoistico pensare di fare un figlio solo per noia, o come cerotto di un matrimonio in frantumi, o come soluzione al nostro problema demografico senza però offrire sostegni in cambio. Un altro dato importante è quello dell’età in cui si fanno figli che diventa sempre più tardiva. I giovani faticano a lasciare la casa della propria famiglia a causa dei prezzi degli affitti, delle difficoltà burocratiche che si riscontrano negli ambiti scolastici e dei dissapori che causa il mondo del lavoro, sempre più carente e male organizzato. Questo rende il pensiero della famiglia, per un giovane, un pensiero quasi utopico.
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