
Buone notizie per consumatori e allevatori sul fronte della tutela agroalimentare. Il Parlamento ha finalmente approvato un disegno di legge, intitolato “Disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani”, che modifica la normativa vigente per la filiera agroalimentare. Una sezione in particolare è dedicata alla filiera bufalina DOP, che è stata proprio negli ultimi mesi oggetto di una nostra inchiesta volta a svelare le zone d’ombra del settore che avevano destato non pochi sospetti, soprattutto fra gli allevatori.
E l’approvazione di questa legge avviene proprio dopo una strenua lotta di diversi attori, sostenuta a pieno da Magazine Informare, e che ha visto come protagonisti proprio gli allevatori. In occasione di questa decisione siamo tornati a confrontarci con uno dei principali sostenitori della necessità di apportare un cambiamento nella filiera, Enrico Migliaccio, allevatore e presidente di Altragricoltura.
La nuova normativa fissa dei principi a tutela dell’agroalimentare italiano e mette nero su bianco una serie di disposizioni che hanno l’obiettivo di aumentare la trasparenza di tutta la filiera, assicurando maggior chiarezza nell’etichettatura sull’origine dei prodotti e prevedendo maggiori sanzioni in caso di frodi nell’agroalimentare. Nella nostra inchiesta sulla mozzarella di bufala DOP abbiamo evidenziato le criticità di un sistema che nel tempo ha lasciato spazi sempre maggiori alle grandi industrie a danno di allevatori e caseifici artigianali. Questa opacità si esprimeva in primis mediante una tracciabilità evidentemente non efficiente, vista la presenza di 2 piattaforme separate, una per tracciare il latte proveniente dagli allevatori e una per la mozzarella in uscita dai caseifici.

L‘impossibilità di incrociare tali dati non permetteva di verificare se la mozzarella venduta come DOP fosse effettivamente stata prodotta esclusivamente con latte fresco di bufala. Oggi, questa problematica viene risolta: «Noi come Altragricoltura abbiamo più volte segnalato al Ministero le criticità del sistema di tracciabilità, che adesso pare siano state in parte sanate, con l’istituzione di una piattaforma unica in cui convergeranno tutti i dati afferenti al latte e alla mozzarella di bufala DOP» afferma Migliaccio. Ma non è finita qui.

Nell’inchiesta da noi svolta segnalammo come l’utilizzo di macchinari come il fusore nei piccoli e grandi caseifici stesse danneggiando la filiera, soprattutto grazie alla recente sentenza del TAR che ammetteva l’utilizzo di latte in polvere per la produzione di mozzarella di bufala. La normativa fa chiarezza a riguardo: «Per il settore bufalino viene ribadita, come da noi richiesto, l’equiparazione del latte bufalino a quello vaccino per quanto riguarda la lavorazione del latte in polvere. Per cui viene vietato l’utilizzo di latte concentrato richiamando la L. 138/1974. Inoltre, viene vietata la possibilità di utilizzare i macchinari idonei alla lavorazione di questo tipo di latte» dice ancora il presidente di Altragricoltura.
Restano, ad ogni modo, delle criticità rispetto alla nuova normativa, che fanno restare in allerta gli allevatori: in primo luogo non è ancora stata definita la natura futura della piattaforma, o meglio a chi sarà affidata la sua gestione: «Noi auspichiamo in una piattaforma completamente gestita dal settore pubblico, onde evitare che si ricrei lo stesso meccanismo patologico che aveva afflitto il controllo della filiera prima dell’approvazione della normativa».
In più, quando si parla del divieto di utilizzo dei macchinari idonei alla lavorazione del latte concentrato, viene naturalmente da pensare che si faccia riferimento al fusore, ma qui Enrico ha delle riserve: «Questo io non l’ho capito bene, ci sarebbe da discutere. Da quello che leggo traduco il decreto sulla tracciabilità come il divieto non solo di detenere il latte concentrato, ma anche di detenere il macchinario a prescindere, senza che ci sia bisogno di utilizzarlo. Ma credo si finirà in mano agli avvocati, perché naturalmente tutti i caseifici che fanno la DOP e che hanno il fusore vorranno continuare a usarlo».
Ad ogni modo, la nuova normativa ha tracciato un solco, dettando i principi giusti. Per noi è motivo di orgoglio, considerando l’inchiesta portata avanti solo 2 mesi fa e che nasceva da una crisi reale che il settore degli allevatori stava e sta tuttora affrontando. Settore che, all’approvazione di questa legge, non può che esultare. Nella speranza che questo rappresenti l’inizio di una tutela maggiore per un comparto di lavoratori che rappresenta la nostra terra da decenni.
a cura di Domenico Barbato e Luca Capone
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