
Si esprime così Demna Gvasalia che, come preannunciato, ha riportato Balenciaga nel calendario dell’alta moda di Parigi. L’evento è stato inaugurato al numero 10 di Avenue Georges V dove, poco più di mezzo secolo fa, lo stesso fondatore Cristobal Balenciaga chiuse l’atelier nel 1968 a seguito dell’avvenire del prêt-à-porter. Con lo sguardo rivolto al padre della maison, l’attuale direttore creativo è riuscito a trasportare l’essenza stilistica del marchio con un tocco contemporaneo.
I corridoi sono completamente bianchi e sulle sedie, ad attendere gli ospiti, c’è su ognuna uno stelo di garofano rosso. Proprio questo fiore sarà coprotagonista della sfilata, i modelli lo porteranno in mano o lo indosseranno in passerella. In sottofondo nessuna base musicale se non il naturale suono scandito dai passi o dal fruscio degli abiti. Tutto pur di enfatizzare il momento magico dell’uscita dei singoli capi.
Non manca nulla, la collezione è colma di riferimenti al passato ma con moderna criticità, la varietà dei capi è succosa di capispalla, tagli coocooning, tailleur, trench in pelle, maxi-giacche e abiti. La polivalenza dei capi è totalizzante, non esiste genere. La presentazione Autunno Inverno 2021/22 annulla la distinzione nel guardaroba e lo fa senza omettere quel file rouge tipico dell’allure di Balenciaga.
Un manifesto stilistico d’uguaglianza voluto per ricordare la storia ignara, la storia che non immaginano Balenciaga abbia. La maison non è nata con le osannate sneakers Triple S dei tempi recenti, millanta ben di più nell’arco dell’iter cronologico del costume. Più di cento anni di stile che Gvasalia conosce bene e per cui ha desiderato e realizzato un back to Haute Couture perfettamente in linea con il suo creatore.
di Chiara Del Prete
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