
Arriva dalla Catalogna una delle prima misure in Europa per limitare i flussi di turismi nel centro: Barcellona vieta gli affitti a breve termine. Si tratta di un tentativo di contenere la cattiva gestione dei flussi turistici che sta iniziando ad impattare sul costo della vita per i cittadini. La disuguaglianza tra i cittadini, di conseguenza, si sta facendo notevole, soprattutto tra i giovani.
Il sindaco del capoluogo catalano Jaume Collboni ha annunciato di aver intenzione di limitarli dal 2029. In quell’anno il governo non rinnoverà le licenze degli oltre 10mila appartamenti che sono attualmente a scopo turistico. Questo perché le licenze per le case dureranno fino al 2028 e, a partire dal 2029, non saranno più rinnovate. La ministra spagnola per le Politiche territoriali Isabel Rodríguez ha detto di ritenersi soddisfatta di Collboni perché «è necessario compiere tutti gli sforzi necessari per garantire l’accesso agli alloggi a prezzi accessibili».
Barcellona, come molte altre città europee, attira ogni anno milioni di turisti che vanno ben oltre la stagionalità. Sebbene ciò comporti un notevole arricchimento per il PIL cittadino, è anche vero che molto spesso la turistificazione comporta disagi per i cittadini. La città, infatti, conta di suo 3 milioni di abitanti, a cui si aggiungono circa 14 milioni di visitatori all’anno – numero che cresce ulteriormente se si considerano anche gli affitti brevi. Il punto è che la misura adottata dal capoluogo catalano potrebbe rappresentare un punto di svolta decisivo nella concezione dei centri storici delle città europee e di come il settore turistico può influire su di essi.
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