
Sono stati stanziati 2 milioni e mezzo di euro per la cattura e la caccia dei piccioni nella Città Metropolitana di Torino. Si tratta di un Piano di controllo ideato appositamente per questo tipo di volatili. Quest’ultimi, infatti, causano danni all’agricoltura da ben 5 milioni di euro all’anno. Oltre al rovinare monumenti e portare malattie.
Il Piano di contenimento del Piccione è stato proposto dal consigliere delegato all’ambiente Gianfranco Guerrini. Un programma appoggiato dal presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici. Il depopolamento di questi uccelli verrà effettuato attraverso diverse metodologie. Dalla dissuasione sonora alla cattura fino, laddove necessario, all’abbattimento con fucile da caccia.
Tali operazioni saranno condotte da operatori detentori di licenza di caccia, come attualmente avviene per la difesa agricola contro il cinghiale. Previo completamento di un corso specifico approvato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale del Ministero dell’Ambiente. Questi operatori, denominati “coadiutori al controllo del colombo di città”, acquisiranno competenze riguardanti la biologia della specie, la conduzione di censimenti e le procedure di sicurezza nell’uso delle armi da fuoco, con un focus sulle norme già incluse nei corsi per ottenere la licenza di caccia.
Solo a Torino, si stima ci siano circa 2 milioni di esemplari di Piccione. I danni all’agricoltura ammontano a 400mila quintali di cereali, soia e girasole, con perdite stimate a 5 milioni di euro l’anno da Coldiretti Torino. I piccioni rappresentano anche una minaccia per l’allevamento, contaminando il mangime del bestiame e trasmettendo malattie gastrointestinali.
Inoltre, danneggiano anche il patrimonio storico con il loro guano e costituiscono un rischio per la sicurezza aerea. Il vero pericolo, però, è la trasmissione di patologie agli esseri umani attraverso le zecche molli dei piccioni, che hanno già portato alla chiusura di scuole per disinfezione nel marzo 2023 a Ciriè.
Il dibattito sull’efficacia del controllo dei piccioni in contesti urbani ha sollevato anche questioni etiche cruciali che meritano una riflessione attenta. Una delle principali preoccupazioni riguarda l’utilizzo delle armi da fuoco da parte degli operatori. Sorgono interrogativi sull’etica dell’uso di strumenti potenzialmente letali in ambienti densamente popolati, dove la sicurezza pubblica potrebbe essere compromessa. Allo stesso tempo, ci si pone domande importanti sul trattamento riservato ai volatili. Nel Piano di contenimento, infatti, non viene considerato il benessere e la sensibilità degli animali coinvolti.
In conclusione, il controllo dei piccioni richiederebbe un approccio bilanciato e responsabile che tenga conto degli aspetti etici, ambientali, sanitari e sociali coinvolti. È giusto tenere conto dei problemi che i Piccioni provocano e delle esigenze dei cittadini e degli agricoltori. Ma quanto è corretto e “giusto” ricorrere alla caccia e all’uccisione?
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