
Giovanni Angelo Becciu è il primo cardinale ad essere stato condannato dal Vaticano. L’accusa è di peculato e abuso d’ufficio, la pena è di 5 anni e 6 mesi di reclusione. Cardinale con diritto di voto e da molti individuato come il successore di Papa Francesco, è precipitato dalle stelle alla cella, defenestrato da ogni incarico dal Pontefice che ne ha chiesto le dimissioni.
Il motivo? Becciu è stato individuato come il motore degli investimenti della banca Vaticana in immobili londinesi, piattaforme petrolifere in Angola e giri di soldi discutibili. Investimenti realizzati con le donazioni dei fedeli all’Obolo di San Pietro. E se le donazioni sono effettuate per aiutare la Chiesa con le missioni di carità e non per l’acquisto in immobili di lusso, tali investimenti hanno scatenato stupore e indignazione nel mondo. Dopo tali scandali Papa Francesco ha preteso venisse fatta giustizia e che fossero recisi i rami avvelenati del suo direttivo. Detto fatto.
L’accusa contro Becciu si basa prevalentemente sulle dichiarazioni raccolte nel memoriale scritto dal Monsignor Alberto Perlasca e da un altro autore anonimo. Il Perlasca, in qualità di Capo dell’Ufficio Amministrativo della Segreteria Vaticana e firmatario dei contratti, era stato il primo sospettato. Ma il Monsignore si è difeso definendosi un mero esecutore materiale del disegno del (l’ex) Cardinale Becciu.
A sostenere veemente l’innocenza del Perlasca è intervenuto anche un altro personaggio opaco della storia vaticana. Si tratta di Genoveffa Ciferri Putignani, conosciuta come Genevieve. Secondo quanto da lei sostenuto, dopo la stesura del memoriale il Perlasca è stato messo, dai medici del Vaticano, sotto cura di psicofarmaci. Farmaci che in teoria dovrebbero aiutarlo a superare le difficoltà sorte in seguito allo scandalo, ma che in pratica, date le dosi, servono per toglierlo da mezzo in qualità di accusatore. Vera o meno questa teoria della Putignani, sta di fatto che al processo le risposte del Perlasca in qualità di teste sono state per lo più “non ricordo”.
Ma i giudici vaticani hanno proseguito tenacemente il processo, che dopo più di 80 udienze, si è concluso in primo grado con la condanna di Becciu. Papa Bergoglio è stato chiaro: niente processi segreti nè false assoluzioni, sotto il suo pontificato chi sbaglia paga.
Non resta che sperare che le accuse siano confermate in appello e che la volontà del Pontefice sia fatta.
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