
Benedetto visse in quell’epoca tumultuosa che seguì la caduta dell’impero romano d’occidente. Ci troviamo nel sesto secolo, in un’epoca fatta di carestie, di guerre, di invasioni, di povertà, ma soprattutto della dissoluzione di quel grande sistema statale e amministrativo ma sociale e culturale che fu l’Impero Romano.
Egli nasce in un’epoca piegata dalle epidemie, con un sistema economico in piena crisi e con la maggior parte della popolazione costretta a vivere in condizioni di assoluta povertà. I governanti sono in perenne lotta tra di loro e al contempo si intensificano i flussi migratori dall’Asia e dall’Africa lungo i confini di un’Europa che rischiava di scomparire. Se non fosse per qualche aspetto particolare, sembrerebbe la descrizione del tempo contemporaneo.
Uno dei più grandi storici del Medioevo, il francese Jacques Le Goff, afferma: «Dovremmo domandarci a quali eccessi si sarebbe spinta la gente del Medioevo se non si fosse levata questa voce grande e dolce». Benedetto fonda l’ordine che porta il suo nome a cui dà la Regola, la magna charta di qualsiasi vita religiosa di lì in poi, scritto che possiamo riassumere nell’iconica frase “Ora et Labora”, prega e lavora, ancora oggi valida per chi sceglie di farsi monaco e, in senso più ampio, per ogni cittadino.
L’importanza di questa Regola travalica i confini dell’Italia e anche della vita stessa di Benedetto poiché nei secoli successivi alla sua morte essa diventa il motore per creare in tutta Europa una fitta rete di monasteri che divengono il collante per la creazione di una nuova identità cristiana d’Europa. È grazie ai monaci di Benedetto se l’immenso patrimonio della cultura greco romana, propria dell’Europa, non viene perso ma rivalutato e diventa antidoto per fronteggiare l’avanzata, non solo culturale, dei popoli barbarici. Pio XII, lo indica “padre dell’Europa” e Paolo VI nel 1964, con la lettera apostolica “Pacis nuntius” lo proclama patrono dell’intera Europa, non solo quella occidentale.
Benedetto trascorre tutta la sua vita in una zona tutto sommato ristretta dell’Appennino centrale italiano, tra Norcia, Subiaco e Montecassino. È un uomo con lo sguardo rivolto al Cielo, ma di grande concretezza, che sceglie di vivere lontano dalla corte dei papi e dei re, dalle città, dai centri di potere. A lui si deve quella rivoluzione silenziosa che nel corso del tempo diede poi forma all’Europa così come la conosciamo oggi.
Al tempo di Benedetto manca un’unità centrale all’Europa, perché Costantinopoli è lontana. Una qualche forma di unità la si troverà con Carlo Magno che, resosi conto dell’importanza del movimento benedettino, incarica il padre fondatore di visitare tutti i monasteri del suo regno per imporre dappertutto la Regola. È grazie ad essa se i monaci, in tutto il Vecchio Continente, hanno imparato a lavorare i campi con nuove tecniche, a portare acqua nelle terre aride, a prosciugare le paludi. I monaci, che sanno leggere e scrivere, salvano la cultura greca e latina dall’oblio eterno, intenti come sono a copiare le opere dei grandi autori, giunte fino a noi. Benedetto, nella Regola, chiede ai monaci di ricercare Dio e di farlo attraverso la preghiera, il lavoro e lo studio nella vita comunitaria.
Nell’ambito lavorativo i monaci, nel corso dei secoli, hanno impiegato il genio, l’intelligenza ed anche le loro capacità manuali. Sono a loro attribuite le invenzioni ingegneristiche meccaniche che porteranno a ideare il mulino d’acqua, l’aratro pesante, l’erboristeria, gli ospedali. Ai degenti i monaci danno da mangiare dei pezzi di formaggio – è loro l’invenzione del parmigiano e la sua stagionatura – o la mozzarella, che conservano nell’acqua fresca salata. I monaci, lì dove si sono insediati, hanno trasformato quei territori non solo sotto il profilo religioso e spirituale ma anche lavorativo e architettonico con grosse ricadute nell’ambito sociale. San Benedetto parla ancora all’uomo di oggi, alla contemporaneità. E non è un caso che il “re del cashmere”, lo stilista Brunello Cucinelli, abbia posto alla base della sua attività e del suo successo la Regola benedettina: «I millesettecento dipendenti del mio gruppo lo sanno, vale la regola di San Benedetto. Devono trovare un equilibrio nelle loro vite. Tutti hanno bisogno di curare la mente con lo studio, anche l’anima ha bisogno di mangiare ogni giorno».
San Benedetto ha cambiato la storia dell’Occidente nel VI secolo. E oggi forse, in questo tempo di grande confusione e di sempre più pressanti nazionalismi, l’Europa dovrebbe guardare al suo passato e alle sue radici benedettine per progettare il suo futuro, al momento molto fosco ed incerto.
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