
La dichiarazione pontificia “Fiducia Supplicans” sulla possibilità di benedire le “unioni irregolari” ha suscitato molte polemiche nella Chiesa. E non solo tra i fedeli più intransigenti. Molte conferenze episcopali dell’Africa e dell’America Latina hanno espresso il loro disappunto, supportate dalle dichiarazioni di eminenti cardinali, contrari al documento papale.
L’orientamento di Papa Francesco sulle coppie gay, sin dall’inizio del suo pontificato, è stato sempre molto chiaro: dal «chi sono io per giudicare?» in risposta alla domanda di un cronista sul volo di ritorno da Rio de Janeiro nel 2013 ne è passata di acqua sotto i ponti. E chi sosteneva che quelle del papa fossero solo esternazioni personali, si è sbagliato perché il pontefice ha messo nero su bianco, senza cambiare la dottrina tradizionale della Chiesa sul matrimonio e sulla sessualità. Introducendo un nuovo concetto di benedizione, che travalica il senso di quelle rituali, normalmente inserite nei libri liturgici.
Le reazioni degli ambienti più conservatori non si sono fatte attendere, né in Italia né in altre parti del mondo, al punto tale da aver indotto il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale Victor Manuel Fernández a diramare una nota esplicativa per chiarire alcuni aspetti del documento originario. Le prime reazioni sono state quelle dei vescovi di molti stati africani tra i quali la Nigeria, il Ghana, il Togo, il Kenia, e tanti altri riuniti nel SECAM, il Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar, che ha deciso di consultare tutti gli episcopati africani per cercare di elaborare una dichiarazione pastorale per tutte le Chiese del continente. Tra questi spiccano le parole dure di due cardinali, elevati alla porpora proprio dal papa argentino, l’ivoriano Jean-Pierre Kutwa e il congolese Fridolin Ambongo Besungu, rispettivamente arcivescovi di Abidjan e Kinshasa.

Ma se in Africa i motivi ostativi sono di natura prudenziale – l’omosessualità in molti stati africani è condannata con la pena capitale – in Europa e nel resto del mondo occidentale, dove essere gay non è reato, l’opposizione a Fiducia Supplicans è di natura culturale – dottrinale. Tanti vescovi hanno dichiarato, in aperta opposizione al papa, che non è possibile benedire il peccato (il Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 2358, ritiene l’omosessualità una «inclinazione oggettivamente disordinata») né avvallare forme di unione in aperto contrasto con la dottrina cattolica. Tra i massimi esponenti della Chiesa, i più critici sono i cardinali Gerhard Ludwig Müller, già prefetto del Dicastero della Fede, Robert Sarah, ex prefetto del Dicastero per la Liturgia, e Raymond Leo Burke, ai vertici del governo della Chiesa, tutti nominati da Benedetto XVI e defenestrati da papa Bergoglio. A quest’ultimo il papa, nei giorni scorsi, ha revocato il “piatto cardinalizio” (lo stipendio, ndr) e l’abitazione in Vaticano.

Nel comunicato stampa, diffuso il 5 gennaio, l’attuale titolare del Dicastero per la Fede, tenta di dirimere la questione nel tentativo di salvare capra e cavoli, ribadendo che l’insegnamento della Chiesa sulla sessualità e sul matrimonio non cambia di una virgola: «La presente Dichiarazione resta ferma sulla dottrina tradizionale della Chiesa circa il matrimonio, non ammettendo nessun tipo di rito liturgico o benedizioni simili a un rito liturgico che possano creare confusione». Si agisce, di fronte a coppie irregolari, «senza convalidare ufficialmente il loro status o modificare in alcun modo l’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio». E, per aggirare l’ostacolo, il documento introduce la nozione di “benedizione pastorale”, che non è un rito di quelli contenuti nei libri liturgici, offrendo addirittura un esempio pratico di benedizione: «Signore, guarda a questi tuoi figli, concedi loro salute, lavoro, pace e reciproco aiuto. Liberali da tutto ciò che contraddice il tuo Vangelo e concedi loro di vivere secondo la tua volontà. Amen». Che, se non annoverata tra i testi del “Rituale Romano” (l’insieme dei libri per la liturgia, ndr), sarà certamente usata da tanti ecclesiastici che in segreto e già da tanto tempo benedicono “clandestinamente” l’amore omosessuale.
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