
Saluti, sorrisi, promesse e dossier sul tavolo: si è concluso oggi il G20 di Bali, in Indonesia, appuntamento che ha offerto la possibilità ai “potenti del mondo” di confrontarsi su temi caldi e all’ordine del giorno, primi su tutti la salute globale, la transizione energetica e la trasformazione digitale. E con i fari puntati, ovviamente, sulla guerra in Ucraina e sulla conseguente crisi energetica scaturita dalla escalation militare nell’Europa dell’est. Tuttavia, è stato l’incontro tra il presidente americano Joe Biden e il suo omologo cinese Xi Jinping a suscitare maggiore interesse nell’opinione pubblica mondiale. La loro stretta di mano al termine del vertice è l’immagine più iconica del summit dei principali leader del pianeta, immagine rimbalzata con altissima frequenza su quotidiani, emittenti e social network del mondo intero.
Da diversi anni il rapporto tra Stati Uniti e Cina si è particolarmente incrinato e deteriorato, probabilmente a causa del fatto che i due paesi sono diventati i principali competitor per l’egemonia economica mondiale, ma anche perché Xi non ha mai messo da parte il sogno di una Cina unita con la conquista di Taiwan. Cosa si nasconde, dunque, dietro quella stretta di mano e quei sorrisi? Segno di distensione per una maggiore collaborazione nel prossimo futuro o mascheramento temporaneo che cela i veri obiettivi, con annesse mire espansionistiche?
Il G20 di Bali ha dato l’opportunità di un face to face tra Joe Biden e Xi Jinping, cosa che non accadeva dal 2017, quando l’americano non era ancora presidente. L’attenzione mediatica seguita al vertice è paragonabile al viaggio di Richard Nixon in Cina agli inizi del 1972: l’incontro dell’allora presidente americano e Mao Zedong fu battezzato dalla stampa e dalle tv come “un importante passo nella normalizzazione delle relazioni tra gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Cinese”. Allo stesso modo, il faccia a faccia di lunedì tra Biden e Xi ha dato l’impressione di voler mettere una pezza sulle crepe e gli asti creatisi tra i due paesi nell’ultimo decennio. Ma quanto durerà?
I presidenti di Stati Uniti e Cina si trovano in due posizioni completamente diverse. Nonostante le elezioni americane di Midterm abbiano confermato la vivacità e la tenacia dei democratici, i bookmakers non scommettono affatto su Biden per le prossime presidenziali del 2024, e anche deputati e senatori dell’ambiente dem non sembrano convinti dalla possibile ricandidatura dell’attuale presidente, che nei prossimi giorni compirà 80 anni. Dall’altra parte, Xi (11 anni in meno) a gennaio 2023 inizierà il suo terzo mandato in Cina e potrà contare su un sistema politico completamente diverso da quello degli Stati Uniti, nel quale le leggi paiono “essere modificabili” dal segretario generale cinese. Anche se Biden riuscisse a mantenere per i prossimi due anni questo rapporto di distensione con Xi, non sappiamo se il suo successore, qualora non fosse lui, ci riuscirà.
Se nel secolo scorso il mondo era diviso in due blocchi, al vertice dei quali figuravano come potenze Stati Uniti e Unione Sovietica, nel terzo millennio la Cina è subentrata con forza tra le élite che contano ed ha, in un certo senso, sostituito la vecchia URSS. Non si tratta, però, della “nuova guerra fredda” (almeno per ora), come tanti storici e studiosi hanno scritto, bensì di una competizione, chiamiamola così, per accaparrarsi la leadership economia e tecnologica mondiale. A differenza delle scelte politiche anti-cinesi di Donald Trump, Biden ha deciso di seguire un’altra linea, che però ha acuito la sfida commerciale alla Cina, alla sue tecnologie militari e industrie strategiche. La stretta di mano di Bali, quindi, fa tirare un sospiro di sollievo e sembra aprire le porte di una stagione sì di competizione, ma non così conflittuale.
Tuttavia, oggi entrambi i paesi soffrono: uno per la guerra in Ucraina, per gli aiuti militare che impattano fortemente sul piano economico e politico; l’altro per la crisi immobiliare e per la scelta di optare per una politica zero-covid, fattori che hanno inciso sulla crescita economica del 2022, per la prima volta di segno meno dopo tanti anni.
Sebbene durante il vertice Biden-Xi sia emerso l’impegno congiunto di scongiurare l’utilizzo di armi nucleari in Ucraina, di affrontare i cambiamenti climatici e di riallacciare i rapporti commerciali tra Stati Uniti e Cina, il portavoce degli esteri cinese Zhao Lijian ha parlato di “difendere fermamente i nostri interessi di sovranità, sicurezza e sviluppo”. Il chiaro riferimento è per Taiwan, sul quale sono emerse posizioni differenti e inconciliabili. Il sogno di Xi, mai messo nel cassetto, è infatti quello di ottenere l’unificazione della Cina, con la presa di Taipei; Biden, invece, punta a non far ripetere quanto accaduto in Ucraina con l’invasione russa, il che darebbe il via all’ennesimo inasprimento dei rapporti, mai facili, con la Cina.
Da tempo Xi sta seguendo con attenzione ciò che quotidianamente accade in territorio ucraino, studia le mosse dell’Occidente e degli Stati Uniti a favore di Zelensky e ai danni di Putin. Così, il pericolo di un’altra invasione, questa volta a Taiwan, non è del tutto scongiurato, come quello di una nuova suddivisione del mondo in due macro-aree: Stati Uniti e occidente da una parte; Cina, Russia, e Corea del Nord dall’altra. Dopotutto, gli ultimi tre paesi sono accomunati dalla loro ostilità nei confronti della Nato e delle sue esercitazioni. Vedremo, dunque, nel prossimo futuro cosa avrà significato quella stretta di mano.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...