
Il confronto tra i due candidati, 81 e 78 anni, in diretta sulla CNN, ha lasciato con ben più di un interrogativo. Se Trump, con uscite discutibili, attacchi personali e le diffuse fake news (anche a causa dei giornalisti assenti in fase di fact-checking durante il dibattito), sembra aver solo rafforzato la sua platea elettorale, ormai abituata e anzi affamata di questo tipo di comunicazione, pur non sfondando a livello comunicativo, Biden, con numerose falle e macchinosità nel suo linguaggio, rischia persino di essere sostituito dal suo stesso partito.
Il dibattito si è svolto con tempi strettamente contingentati: due minuti per la domanda, un minuto per la risposta e un altro per la replica. Niente conduttori, niente pubblico, praticamente nemmeno giornalisti: solo i due candidati, liberi di dire qualunque cosa, vera o falsa che fosse. Il presidente Biden ha cominciato in maniera fiacca, arrancando con la voce, salvo poi riprendersi leggermente verso la fine. Trump invece ha utilizzato una delle sue armi più efficaci, le fake news: secondo il Times, avrebbe mentito circa 26 volte. I temi sono stati i più disparati: dall’economia, dove Biden ha accusato il tycoon di devastazioni finanziarie, alla guerra in Ucraina, che Trump ha promesso di far finire appena eletto (non è dato sapere come). Sulla guerra a Gaza, Trump ha accusato Biden di essersi trasformato in un “palestinese”. Biden addita Trump di aver appoggiato l’assalto a Capitol Hill, mentre Trump lo ha accusato di aver aperto le frontiere con il Messico, un paese da cui arrivano “detenuti, terroristi, malati di mente che entrano, uccidono e stuprano”. Poi gli assurdi insulti personali: “hai tradito tua moglie con una pornostar” dice Biden, mentre Trump lo punzecchia sulle inchieste sul figlio Hunter.
Come da abitudine nella politica americana e non solo, più che sulla visione politica, l’opinione pubblica si è concentrata sulle “performance oratorie” dei due candidati. Nel generale squallore e nella mediocrità di cui hanno dato prova i due, Biden ha pagato sicuramente più del rivale, complici le numerose interruzioni, la voce roca e affaticata e la generale sensazione di confusione, in particolare all’inizio. Questa debacle ha fatto insorgere una frangia dei Democratici, che desidererebbero una pronta sostituzione di Biden come candidato. Nei fatti è piuttosto difficile che ciò avvenga: nella tradizione politica americana è estremamente difficile che un presidente ricandidato venga messo da parte dal suo stesso partito. Peraltro, nel caso ciò avvenga, la candidata designata sarebbe Kamala Harris, vice di Biden, che ha persino minore popolarità del suo Presidente. Le spaccature interne ai Dem rischiano così solo di mettere ancora più in crisi una campagna elettorale già forse compromessa.
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