
Si chiama “Le bimbe di Filippo Turetta” il primo di una triste lunga serie di osceni gruppi Facebook intitolati all’assassino di Giulia Cecchettin.
Segnalato prima su Tiktok e poi alla Polizia Postale, il gruppo, poi reso privato, ha il dichiarato scopo di deridere la famiglia Cecchettin, ed in particolare la sorella, Elena, pubblicando contenuti denigratori e diffamatori. Su questo gruppo si trovano immagini che scherzano brutalmente con le dinamiche dell’omicidio, come il ritrovamento del cadavere della ragazza nei pressi di un lago, deriso in un meme, o frasi di sostegno a Turetta, incoraggiandolo ed empatizzando con lui. Il gruppo è stato poi chiuso dalla Polizia Postale, ma pare ne sia nata quasi subito una versione “2.0”, al momento anch’essa inaccessibile. Ciò non ha però impedito la circolazione degli screenshots, che hanno aizzato i social a segnalare in massa questi gruppi.
Le categorie di persone o comunque account facenti parte di questi gruppi sono due, entrambe profondamente inquietanti. Da un lato ci sono alcuni uomini animati da un profondo odio per le donne, che sostengono una sorta di assurdo “complotto misandrico” creato dalle donne appositamente per screditare gli uomini e così soggiogarli, oppure altri che sostengono l’inutilità della rieducazione maschile, e che sia colpa delle donne che non riescono a vedere il pericolo. Dall’altro lato ci sono poi persino delle donne, che dichiarano, come scritto nella descrizione del gruppo Facebook, di voler entrare e rimanere in contatto con Turetta quando sarà in carcere.
Alla luce della creazione di questi gruppi Facebook, fa sempre più specie vedere una certa opinione pubblica impegnata a difendere la propria coscienza di “uomini non assassini”, quasi a volersi vantare di non aver mai picchiato, violentato o ucciso una donna. Queste mostruosità che nascono sui social fanno invece comprendere come il problema sia ben più radicato di quanto si pensi, a tutti i livelli della società. Spesso, in particolare i più giovani, manifestano il problema attraverso una presunta ironia, che nasconde già il germe del problema, facendo sembrare innocue affermazioni in realtà pericolose. Ciò che impressiona, su Facebook, è l’intensa partecipazione a questo tipo di polemica di under-18 e over-40.
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