
Il piano Bologna Città 30, attivo dallo scorso 16 gennaio, impone la riduzione del limite di velocità da 50 a 30 km/h in determinate aree del centro urbano. Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha firmato una direttiva contro il piano e ha espresso la necessità di indire un referendum per abolire la suddetta misura. Tuttavia, fu proprio il leader della Lega, il 22 dicembre 2022, a firmare un decreto che promuoveva l’aumento di zone 30 nelle città italiane, inclusa Bologna.
Sono state molte le proteste da parte dei cittadini bolognesi contro il piano Bologna Città 30. Proprio il 16 gennaio un corteo di protesta di circa cinquanta mezzi, in maggioranza auto blu, ha sfilato per il centro urbano di Bologna. «Vogliamo sottolineare che questa manifestazione è concepita come un’azione pacifica e rispettosa. Vogliamo far vedere cosa vuol dire veramente rispettare i 30 chilometri orari», sono le parole di Davide Mangialardi, organizzatore del corteo di protesta, che ribadisce le conseguenze negative del piano sulla categoria dei conducenti, i quali avvertono che le tariffe potrebbero aumentare:
“Invece di riuscire a fare, per esempio, quattro tratte, ne faremo due e di conseguenza l’incasso sarà dimezzato; questo andrà a sfavore anche dei cittadini in quanto probabilmente a breve dovremmo cominciare a pensare di aumentare le nostre tariffe […] riteniamo che il limite dei 30 sia impossibile da rispettare. Fino ad oggi abbiamo rispettato il limite di 50, non abbiamo creato nessun tipo di problema, 30 è troppo basso”.
La problematica sollevata dai manifestanti, tuttavia, non sembra sussistere: al momento l’Italia è il paese europeo con il più elevato numero di auto pro-capite e le strade dei centri urbani sono costantemente bloccate dal traffico, riducendo le medie di percorrenza ben al di sotto dei 30 km/h. Riducendo la velocità a 30 km/h i tempi di spostamento non rallenterebbero ma sarebbero pari o di poco rallentati rispetto a quelli percorsi ai 50 km/h. A cambiare non sono i tempi ma è la qualità del tragitto, riducendo al massimo accelerate e frenate, che contribuiscono ad aumentare il pericolo in strada e ad un disordine generale.
Si stima che nella città di Bologna, con il limite dei 30 km/h, il tempo di spostamento di un tragitto vari in media di 12 secondi in più, poiché la rete stradale primaria della città mantiene il limite dei 50 km/h e che la velocità media senza il piano Città 30 è di 22 km/h. Si dice inoltre che con il piano Città 30 si inquini di più. Anche questa è una bufala, perché i motori a benzina e diesel consumano di più e inquinano molto di più sotto sforzo, quindi in fase di accelerazione e decelerazione, oppure a velocità elevate.
A questo punto la vicenda lascia spazio ad una riflessione più profonda riguardo la diffusione a macchia d’olio delle fake news in Italia. Abbiamo già sperimentato la problematica delle notizie false nel periodo dell’emergenza COVID-19 e del conseguente allarmismo contro i vaccini. Ad accomunare principalmente le due situazioni è la diffusione delle fake news da parte di figure importanti nel Paese, come il Ministro Matteo Salvini. È chiaro che le fake news siano un problema da risolvere a monte, ma è vero anche che una bufala diffusa da un utente su Facebook abbia tutto un altro peso rispetto ad una bufala diffusa dal Ministro e Vicepresidente del Consiglio.
Infatti, in periodo COVID Salvini aveva dichiarato che le varianti del virus fossero una reazione al vaccino e che il COVID “fosse stato inventato dai cinesi con topi e pipistrelli”, due bufale molto diffuse tra i negazionisti del COVID. La BBC dichiarò che Salvini fosse tra i maggiori diffusori di fake-news sul coronavirus, al pari di Trump, Lijian, Bolsonaro e Swamy..
Anche riguardo il piano “Bologna Città 30”, Salvini ha fatto delle dichiarazioni controverse che, seppur non siano tutte delle fake-news vere e proprie, contribuiscono ad alimentare credenze false e malcontento nei confronti del piano da parte dei cittadini e dell’opinione pubblica generale.
Matteo Salvini aveva fortemente criticato l’attuazione del piano sui social, in particolare con un reel pubblicato il 19 gennaio sul suo profilo Instagram in cui dichiarava: «è una scelta ideologica insensata […] fra le giustificazioni, il sindaco ne ha data una straordinaria, perché così, andando più piano, ci sarà meno rumore e i bolognesi potranno sentire il canto degli uccellini. Il canto degli uccellini?! Lasciamo lavorare chi deve lavorare dai». Questa dichiarazione costituisce una delle prime bufale raccontate dal ministro, poiché il piano particolareggiato ha come obiettivo principale quello di tutelare i pedoni e gli stessi conducenti, permettendo a tutti, anche ai “lavoratori”, di percorrere i propri tragitti in maggiore sicurezza e fluidità, con una variazione temporale nulla o di pochi secondi.
Durante l’inaugurazione della linea ferroviaria Torino-Aeroporto-Ceres, il Ministro ha dichiarato che il sindaco Lepore “ha deciso che a Bologna si viaggia solo a 30 all’ora, in tutta la città”. È una dichiarazione falsa, poiché le strade principali della città di Bologna mantengono il precedente limite dei 50 km/h e la riduzione a 30 km/h riguarda soltanto alcune strade prontamente segnalate. Inoltre ribadisce che il suddetto piano vada contro i lavoratori, affermazione che non costituisce una fake-news in piena regola ma che va ad inasprire molto il sentimento di sfiducia tra cittadino e comune, andando a fomentare la falsa idea che il sindaco stia tradendo i propri lavoratori per una rivoluzione ideologica insensata e che il piano abbia degli effetti disastrosi sul traffico e i ritardi. Seppur velata, è disinformazione.
Il Ministro aveva dichiarato di voler emettere una direttiva contro il piano e di indire un referendum per abolirlo. Nella direttiva, firmata il 1 febbraio, si sottolinea che “l’imposizione generalizzata dei limiti di velocità eccessivamente ridotti potrebbe causare intralcio alla circolazione e risultare pregiudizievole sotto il profilo ambientale“. La regolamentazione dei limiti di velocità deve quindi dipendere dalle caratteristiche specifiche di ogni strada o tratto di strada. Tuttavia la direttiva non può avere effetto retroattivo, per cui non inciderà su piani già approvati, come il “Bologna Città 30”, ma soltanto su quelli futuri.
Salvini sta portando avanti una campagna contro se stesso. Fu proprio lui, nel 22 dicembre 2022, a firmare il decreto del Mit “Piano di riparto delle risorse destinate alla progettazione ed alla realizzazione di interventi per il miglioramento della sicurezza stradale dei pedoni”. Il decreto è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale nel N.33 del 9/02/2023. Sono stati disposti 13,5 milioni di euro per l’attuazione dei progetti presentati dal MIT, di cui 613 mila per la città di Bologna.
Nella sezione 1 dell’Art. 4 si legge: “In particolare possono essere effettuati in tal senso interventi che prevedano: a) azioni di moderazione del traffico con l’implementazione di «zone 30» e «isole ambientali» con l’introduzione di elementi di traffic calming per mitigare le differenze di velocità esistenti tra pedoni e traffico motorizzato“.
Matteo Salvini è solito contraddire le sue stesse dichiarazioni a distanza di pochi anni, come accadde nel 2021, quando depositò sei quesiti referendari alla Corte di Cassazione di Roma sulla giustizia; uno dei sei quesiti proponeva di modificare il Codice di procedura penale per limitare il ricorso della custodia cautelare. Questa proposta, tuttavia, va in una direzione diametralmente opposta rispetto a quanto promesso dalla Lega nel programma elettorale di marzo 2018.
Insomma, da quanto raccolto pare evidente che il piano “Bologna Città 30” sia necessario come primo passo verso un’Italia più sicura e sostenibile e che, poggiando su delle basi scientifiche, possa apportare delle reali migliorie, oltre a portare il nostro paese allo stesso livello del resto dell’Europa.
Ma cosa succede quando le figure più importanti del nostro Paese si rendono nemiche dell’informazione e del Paese stesso? E, soprattutto, che figura ci fa l’Italia? Una fake-news diffusa dal ministro Salvini ha un fortissimo impatto sui cittadini italiani. Quando una figura di riferimento dichiara una certa cosa ci sentiamo quasi deresponsabilizzati ad effettuare ulteriori ricerche, perché ci affidiamo ad una figura che dovrebbe agire secondo la verità. Purtroppo non sempre è così e, come abbiamo visto in questa vicenda, una notizia falsa viene accolta come vera e porta a delle proteste e dei disordini sociali che però si basano su delle false credenze.
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