
Sono sempre di più le associazioni ambientalistiche che denunciano la lentezza delle bonifiche in Italia. L’azione congiunta di Acli, Agesci, Arci, Azione Cattolica, Legambiente e Libera ha dato vita ad un report che denuncia i “gravi ritardi negli iter amministrativi” e “una media bassissima di ettari bonificati all’anno”. Si tratta, infatti, di 11 su circa 140mila restanti calcolati. Il titolo è “Le bonifiche in stallo”, risultato della campagna “Ecogiustizia subito: in nome del popolo inquinato”.
Dando un’occhiata alle statistiche, nel report si legge che, al momento, ci sono 148.598 ettari di terre inquinate in Italia, che si trovano sparsi tra 41 siti di interesse nazionale. Di questi, il 6% (quasi 8mila ettari) è già stato bonificato e solo per il 5% (circa 6mila) c’è già un progetto di bonifica o di messa in sicurezza già approvato. Continuando a questa velocità per le bonifiche attuali, secondo il reposrt ci vorranno almeno 60 anni per concludere la bonifica dei siti nazionali “virtuosi o fortunati”. E per i “meno fortunati”? Siamo nell’ordine delle centinaia di anni. Cos’è che ci fa sperare, nel frattempo? I siti di interesse regionale. Quelli interessati da procedimenti di bonifica, nel 2023, sono complessivamente 38.556, dei quali 16.365 con procedimento in corso (42%) e 22.191 (58%) con procedimento concluso.
Le falde acquifere presentano, in media, una situazione analoga, se non peggiore: solo il 2% delle aree individuate è già stato bonificato. Per ora il 23% ha un piano di caratterizzazione già eseguito, mentre per il 7% c’è un progetto di bonifica o di messa in sicurezza approvato. Nel report, oltre alla lentezza in Italia, si denunciano anche i reati di omessa bonifica. Tra il 2015 e il 2023 ne sono stati accertati 35 su 241 controlli (una media di 1 a 6), con 50 denunce e 7 arresti.
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