
“Il bonus mamme che non s’ha da fare”. Troppo tardi ormai per dirlo. Nuovo pasticcio infatti sulla decontribuzione per le mamme con almeno due figli che la premier Giorgia Meloni aveva presentato come misura cruciale del “pacchetto natalità” del governo. Le mamme sono arrabbiate e fanno bene; molte hanno scoperto che il bonus mamme vale molto meno di quanto sbandierato dal governo Meloni. La sintesi? Dipende da quanto guadagni e viene mangiato dalle tasse. Ma facciamo un breve recap.
Non si contano più le mamme che si chiedono se le cifre proposte siano effettivamente vantaggiose o nascondano dei dubbi che meritano un’analisi dettagliata. Il bonus per le mamme lavoratrici 2024 consiste nell’esonero totale dal versamento dei contributi fino a 3mila euro lordi annui, vale per chi ha tre o più figli, di cui almeno uno minorenne, e si applica dal primo gennaio 2024 al 31 dicembre 2026. Ci sono delle specifiche sulle età dei figli che influenzano l’ammissibilità al bonus, creando una serie di casi particolari che possono confondere ulteriormente le lavoratrici. In questo caso non c’è un limite di reddito ma un limite dello sconto.
La platea potenziale delle beneficiarie è di 681.335 mamme secondo la Ragioneria: 570 mila con due figli e 111 mila con tre o più. Naturalmente tutto questo può generare frustrazione e insoddisfazione tra coloro che si aspettavano un sostegno più uniforme.
“Il bonus mamme è una misura incompleta, discriminante e fallimentare che rispecchia l’incapacità del governo Meloni di sostenere alcune fra le categorie più fragili presenti nel mercato del lavoro, ovverosia una larga fetta delle mamme italiane”. Lo hanno affermato le deputate del Movimento 5 Stelle, Gilda Sportiello e Anna Laura Orrico.
“Dal beneficio sono escluse, infatti, le donne lavoratrici che non siano dipendenti e che non abbiano un contratto a tempo indeterminato: in sostanza, in questa platea – hanno sottolineato le due parlamentari M5s – non rientrano le madri lavoratrici con un solo figlio, anche se disabile, le lavoratrici domestiche, le lavoratrici a tempo determinato, le libere professioniste, le disoccupate e anche le collaboratrici occasionali”.
Le due deputate del Ms5 hanno concluso: “Senza contare il comparto sanitario, dove rimangono escluse le numerose specialiste ambulatoriali che il più delle volte non hanno un contratto di dipendenza ma un rapporto convenzionale e per tale motivo sono escluse dal bonus”.
Una beffa fiscale: molte mamme sono rimaste deluse perché a fine febbraio si aspettavano 250 euro in più, visto che è stato pagato anche il mese di gennaio. Ma non è stato così. Il motivo? A quanto pare i 250 euro rappresentano un valore massimo, non è una cifra fissa e corrisponde a una retribuzione lorda da 2.692 euro. Il secondo motivo riguarda la decontribuzione che fa salire il reddito imponibile lordo su cui poi calcolare le tasse: il bonus netto è automaticamente più basso.
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