
Nella serata del 24 agosto il deputato di Alleanza Sinistra e Verdi, Franscesco Borelli, ha pubblicato video e foto di detenuti che utilizzano degli smartphone nelle celle all’interno delle carceri: si tratta di video dirette su TikTok.
Ormai da tempo TikTok non è più la piattaforma esclusivamente di balletti e sponsorizzazione, bensì è il riflesso della società nella quale viviamo: esso è diventato anche il luogo di criminalità e spettacolarizzazione di essa. Sempre più frequenti sono i video di aggressioni o dirette di criminali e detenuti. Borrelli riporta sul suo profilo Instagram tre dirette: la prima dove il figlio di Nunzio Giuliano, il fratello dell’ex boss di Forcella Luigi, aggredisce una persona durante una diretta TikTok, il secondo dal carcere dove si sentono risate e scherzi continui, e il terzo, sempre dal carcere, dove un detenuto risponde alle domande degli spettatori rivelando anche che sarebbe uscito dal carcere dopo 7 mesi. Queste ovviamente sono le più recenti, ma su internet quotidianamente i detenuti producono contenuti, per lo più inquadrando cibo e i luoghi dove si trovano, raccogliendo così migliaia di follower.
Come descrizione di questi post di Instagram Borelli commenta: «Siamo di fronte a una deriva senza freni che denuncio da tantissimo tempo. I proseliti della malavita sui social sono un fatto allarmante e inquietante, che rischia di produrre un grave effetto emulazione, come qualsiasi altro trend che appare sulle piattaforme, soprattutto ai danni dei giovani più facilmente influenzabili. Questa catena di diffusione della delinquenza va fermata ad ogni costo. Ho provveduto a inoltrare tutti i contenuti segnalati alle autorità preposte, in modo da poter procedere all’individuazione dei responsabili e al sequestro dei cellulari, che sono assolutamente vietate all’interno delle carceri».
I commenti e le reazioni sono state ovvie: un feroce accanimento verso i detenuti, verso la piattaforma in questione e verso le carceri. Ma siamo sicuri che è lecito? TikTok è uno strumento e come tale non ha in sé il buono o il cattivo, l’onesto e il marcio. È giusto attaccare con violenza quello che in realtà rappresenta lo specchio della società italiana? È giusto trattare le persone in questione come gente di un altro pianeta allontanandoli sempre di più dalla via della rieducazione? Questa è l’ennesima testimonianza della spaccatura tra le istituzioni e la realtà, tra le persone ritenute “per bene” e le persone ritenute “mele marce”.
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