
Immaginate di vivere in un piccolo paese della provincia di Caserta, custode di un’antica tradizione, e all’improvviso trovarvi catapultati tra alcuni degli spazi di discussione più importanti al mondo, nella sede centrale dell’UNESCO di Parigi. È ciò che è successo a Vincenzo Capuano, Alfonso Munno e Domenico Salzillo dell’Associazione Sant’Antuono & le Battuglie di Pastellessa, la NGO accreditata UNESCO che ha ereditato l’impegno di salvaguardare la famosa Festa di Sant’Antuono, che perdura sin dal Medioevo, e della musica dei bottari, forse il più antico ritmo musicale d’Europa arrivato intatto al giorno d’oggi.
«A Macerata Campania si cresce al ritmo della musica di Sant’Antuono –ci spiega Vincenzo Capuano– quindi ogni cittadino ha una predisposizione naturale nella salvaguardia della tradizione». La comunità è capace di rigettare influenze devianti, ma soprattutto adattarsi ai tempi che corrono. Inoltre nel 2019 sono state stabilite delle linee guida, adottate con un regolamento dal Sindaco Stefano Antonio Cioffi, per garantire buoni livelli di sicurezza.
L’eco raggiunge anche i comuni limitrofi come Portico di Caserta e attira percussionisti e musicisti da tutta la Campania, che vogliono provare l’ebbrezza di salire su un carro e partecipare all’esecuzione delle musiche. Il musicologo Roberto De Simone ha studiato il ritmo della musica maceratese, individuando tra i canti classici “Il canto delle sei sorelle”, inserito nella sua opera teatrale “La Gatta Cenerentola”.

Il valore indissolubile della musica insieme alla capacità della tradizione di adattarsi ai tempi e quindi non estinguersi ma rinnovarsi, ha spinto nel 2017 l’emittente Tv2000 a realizzare il documentario “Libera nos a malo” con la regia di Luigi Ferraiuolo; fu presentato alla sessione UNESCO sul Patrimonio Culturale Immateriale svolta nel dicembre dello stesso anno in Corea del Sud.
Il sostegno alla candidatura UNESCO è arrivato dalla Regione Campania. Con l’Università Vanvitelli ha elaborato un progetto di ricerca sulla festa maceratese, con il supporto attivo della comunità locale, per la richiesta di avvio dell’iter di candidatura alla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO.
«I tempi sono ancora lunghi, stiamo lavorando affinché si raggiunga l’obiettivo. Per il futuro –dice Vincenzo– immaginiamo di sfruttare la forza di Sant’Antuono per raggiungere anche le altre tradizioni del territorio, come già abbiamo fatto per la Lummenéra di San Nicola la Strada o la Tammorra di Marcianise, per completare un iter di salvaguardia condiviso che si estende oltre i confini di Macerata».
di Francesco Cimmino
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