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Bottari di Macerata Campania: avviato l’iter a sostegno della candidatura UNESCO

Francesco Cimmino
Francesco CimminoRedazione Informare
1 novembre 20205 min di lettura

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Bottari di Macerata Campania: avviato l’iter a sostegno della candidatura UNESCO

Immaginate di vivere in un piccolo paese della provincia di Caserta, custode di un’antica tradizione, e all’improvviso trovarvi catapultati tra alcuni degli spazi di discussione più importanti al mondo, nella sede centrale dell’UNESCO di Parigi. È ciò che è successo a Vincenzo Capuano, Alfonso Munno e Domenico Salzillo dell’Associazione Sant’Antuono & le Battuglie di Pastellessa, la NGO accreditata UNESCO che ha ereditato l’impegno di salvaguardare la famosa Festa di Sant’Antuono, che perdura sin dal Medioevo, e della musica dei bottari, forse il più antico ritmo musicale d’Europa arrivato intatto al giorno d’oggi.

«A Macerata Campania si cresce al ritmo della musica di Sant’Antuono –ci spiega Vincenzo Capuano– quindi ogni cittadino ha una predisposizione naturale nella salvaguardia della tradizione». La comunità è capace di rigettare influenze devianti, ma soprattutto adattarsi ai tempi che corrono. Inoltre nel 2019 sono state stabilite delle linee guida, adottate con un regolamento dal Sindaco Stefano Antonio Cioffi, per garantire buoni livelli di sicurezza.

Non è faticoso trovare ogni anno la disponibilità dei cittadini. Le Battuglie di Pastellessa –gruppi spontanei ed eterogenei di bottari– sono costituite da almeno 50 persone, per un totale di circa 1500 bottari, mescolando diverse generazioni; sintomo di una forte valenza sociale. Il rito secolare tiene impegnati i maceratesi dal 18 gennaio in poi, il giorno successivo alle celebrazioni per Sant’Antonio Abate, quando i carri vengono smontati. La preparazione dura tutto l’anno, ma è in estate che le Battuglie avviano la scrittura di canti inediti e la progettazione dei famosi Carri.

L’eco raggiunge anche i comuni limitrofi come Portico di Caserta e attira percussionisti e musicisti da tutta la Campania, che vogliono provare l’ebbrezza di salire su un carro e partecipare all’esecuzione delle musiche. Il musicologo Roberto De Simone ha studiato il ritmo della musica maceratese, individuando tra i canti classici “Il canto delle sei sorelle”, inserito nella sua opera teatrale “La Gatta Cenerentola”.

«La musica, quel ritmo apotropaico scandito dal suono di botti, falci e tini, in origine serviva a scacciare il demonio dalle cantine buie ed eseguito all’esterno ad augurare un buon raccolto». Compaiono infatti sui carri maschere demoniache, materializzazione della paura, da esorcizzare con il ritmo dei bottari. Oggi nei brani è facile ritrovare dei riferimenti al Santo e alla tradizione, ma anche alla quotidianità o ai problemi sociali del territorio; la produzione di inediti supera agevolmente la ventina ogni anno.

Informareonline-Bottari-3-min
Informareonline-Bottari-3-min
I gruppi sono detti Battuglie di Pastellessa. Ma cos’è ‘a past’ e ‘llessa? È il piatto tipico di Macerata, la pasta con le castagne lesse. Uno dei più famosi capobattuglia di inizio ‘900 era un certo Antonio di Matteo, detto Zì Antonio ‘e Pastellessa, perché proprietario di un’osteria, che appunto proponeva questa pietanza tipica. Come si chiamava il suo gruppo di bottari ed artigiani? Appunto, ‘A battuglia ‘e Pastellessa.

Il valore indissolubile della musica insieme alla capacità della tradizione di adattarsi ai tempi e quindi non estinguersi ma rinnovarsi, ha spinto nel 2017 l’emittente Tv2000 a realizzare il documentario “Libera nos a malo” con la regia di Luigi Ferraiuolo; fu presentato alla sessione UNESCO sul Patrimonio Culturale Immateriale svolta nel dicembre dello stesso anno in Corea del Sud.

Il sostegno alla candidatura UNESCO è arrivato dalla Regione Campania. Con l’Università Vanvitelli ha elaborato un progetto di ricerca sulla festa maceratese, con il supporto attivo della comunità locale, per la richiesta di avvio dell’iter di candidatura alla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO.

«I tempi sono ancora lunghi, stiamo lavorando affinché si raggiunga l’obiettivo. Per il futuro –dice Vincenzo– immaginiamo di sfruttare la forza di Sant’Antuono per raggiungere anche le altre tradizioni del territorio, come già abbiamo fatto per la Lummenéra di San Nicola la Strada o la Tammorra di Marcianise, per completare un iter di salvaguardia condiviso che si estende oltre i confini di Macerata».

di Francesco Cimmino

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  • #Battuglie di Pastellessa
  • #bottari
  • #macerata
  • #Unesco
  • #Vincenzo Capuano
Francesco Cimmino
Redazione Informare

Francesco Cimmino

Sono nato a Caserta il 31 Gennaio 1992. Architetto, Fotografo Professionista, Istruttore Minibasket. Gli studi e le altre passioni mi hanno condotto sul sentiero della fotografia: una coincidenza necessaria, fare Architettura ed essere figlio di un grafico pubblicitario appassionato di fotografia. Ho praticato la fotografia in maniera amatoriale per molti anni e non ho mai smesso di sperimentare, tra l'analogico e il digitale, continuando costantemente a studiare i maestri del passato e quelli contemporanei. Sono convinto che il concetto bressoniano di fissare l'eternità in un attimo e quello basilichiano di sguardo lento siano pressoché la stessa cosa: una buona foto è il risultato di una intensa connessione con l'ambiente, che si deve dunque conoscere, riconoscere, identificare. Basta seguire tre passi: SEE, SELECT, SHOOT.

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